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		<title>studi &amp;amp; lavori</title>
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		<description>Facoltà di Architettura Roma Tre</description>
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		<category domain="http://www.architetturaromatre.it">scienze dell'architettura</category>
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			<title>Facoltà di Architettura Roma Tre</title>
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			<title>philadelphia, vuoti urbani - mariabruna fabrizi, fosco lucarelli</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Philadelphia è attualmente la metropoli degli Stati Uniti con il maggior numero di aree vuote, derivate dalla demolizione di edifici abbandonati. Il fenomeno si è generato ed espanso parallelamente alla crisi industriale dagli anni '50 del '900 e la città si trova oggi a fare i conti con vasti ambiti di territorio abbandonato, in condizioni di profondo degrado e in aree appena confinanti con il centro cittadino. Al fine di reinserire in un ciclo vitale tali spazi derelitti, si è proceduto ad elaborare una strategia su più scale mediante la quale i vuoti, attualmente sparsi in maniera caotica nella rigida maglia degli isolati, vengono convertiti in un sistema interconnesso e relazionato con la città esistente. Da spazi &amp;quot;persi&amp;quot;, i vuoti urbani divengono gli ambiti strategici del ripensamento, in senso ecologico, del sistema infrastrutturale urbano, parallelamente alla definizione di una rete verde a connessione dei parchi della città. A livello locale, i singoli vuoti, insieme ai nuovi percorsi che li intercettano, vengono tradotti in un sistema continuo di spazi aperti pubblici, inesistente a Philadelphia e in generale nelle città americane. Allo scopo di fornire una sufficiente intensità di uso pubblico alla nuova gerarchia di piazze, parchi, cortili ecc, insieme agli edifici che ne costituiscono i margini, la strategia prevede l'ibridazione degli stessi con elementi derivati dal mondo dello sport, dell'arte e dell'agricoltura urbana.</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 15:04:57 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>segni: il recupero della bellezza del monastero delle agostiniane - laura santilli, eleonora tiberi</title>
			<description>restauro dei monumenti&lt;br/&gt;Segni, cittadina in Provincia di Roma, sorta ai piedi dei Monti Lepini in epoca preromana, può vantare numerose bellezze architettoniche: tra queste, situato nella parte alta dell'abitato, vi è il complesso del Monastero delle Agostiniane, attualmente in stato di abbandono. Il nostro intervento intende riportare l'organismo architettonico al suo stato normale, individuato nell'età sette-ottocentesca; ciò è stato possibile solo dopo un'attenta analisi del materiale storiografico reperito e numerosi sopralluoghi volti a verificare lo stato di fatto dell'edificio, individuando elementi originari e superfetazioni. Principio ispiratore di fondo è stato quindi il ripristino della struttura architettonica originaria nella sua forma nonché nella sua natura tecnico-strutturale, seguendo gli insegnamenti delle tecniche costruttive premoderne a confronto con le tradizioni locali. Abbiamo inoltre prestato particolare attenzione alla natura del luogo, per far sì che l'intervento si inserisse nel contesto in maniera non invasiva, studiando i vari percorsi per il superamento delle barriere architettoniche, rispettando il paesaggio e ripristinando l'armonia originaria, oggi disturbata soprattutto dalla sopraelevazione novecentesca, da noi eliminata. All'edificio così ricostituito verrà ridata nuova vita cambiandone la destinazione d'uso: il braccio settecentesco, data la caratteristica struttura a celle, sarà adibito ad ostello, il braccio ottocentesco, dagli ambienti più ampi, ospiterà aule universitarie, mentre la Chiesa, oggi sconsacrata sarà adibita a sala conferenze.</description>
			<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 11:59:32 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Il recupero del castello di Casertavecchia - paola ricciardi</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Il progetto di recupero del castello di Casertavecchia persegue principalmente due obiettivi: da un lato, consolidare staticamente l'opera, perché possa sopravvivere ed essere tramandata nel tempo; dall'altro, recuperarne il senso e darne leggibilità: il senso di un'architettura castellare è sempre nella sua funzione principale, quella di difesa, che si esplica nella chiusura del recinto e nella posizione elevata.&lt;br/&gt;Una scatola di cemento armato inserita nel contenitore antico persegue il primo obiettivo e allo stesso tempo ne recupera il profilo dei volumi; compensando le assenze senza mimettizzarsi, le denuncia, salvaguardando nel manufatto l'aspetto rovinistico, un valore che si è scelto di conservare in quanto testimonianza storica di un &amp;quot;momento nella vita estetica dell'edificio&amp;quot; (F. Venezia). Associata ad un sistema di passerelle per la visita agli scavi archeologici, la scatola recupera le quote antiche, tramutando il castello da luogo dell'avvistamento in luogo della contemplazione, museo di se stesso e del territorio, in quanto punto privilegiato di osservazione del paesaggio.</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 12:59:59 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>l'area della fornace veschi a valle aurelia: l'ingresso al parco del pineto - roberto ciofani</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Il progetto qui presentato ha come obiettivo il reinserimento nel tessuto urbano di Roma l'area della Fornace Veschi, situata nel quartiere Aurelio nella zona nord-ovest della città e conosciuta nei secoli come la Valle dell'Inferno, oggi l'attuale Valle Aurelia e delimitata dai Monti della Creta e dal Monte CiocciTale obiettivo è stato perseguito tenendo conto della memoria storica del luogo attraverso il recupero della fornace stessa, simbolo con la sua ciminiera, ancora visibile dal piano stradale, di un'epoca passata e ultima testimonianza dell'uso che ha caratterizzato per secoli questa parte di Roma.Uno spazio pubblico attrezzato attraverso il quale accedere al Parco del Pineto attualmente privo di un vero e proprio accesso, definendo degli attraversamenti che possano favorirne la fruibilitàe una riconnessione tra il Monte Ciocci e la parte restante del parco.</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 10:22:06 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>disegno e immagine, tra comunicazione e rappresentazione - ghisi grütter</title>
			<description>&lt;br/&gt;La prima parte del libro tratta del disegno considerato un linguaggio legato, in modo imprescindibile, al progetto d'architettura. Vengono presi in esame alcuni disegni di architettura del XX secolo con particolare attenzione agli &amp;quot;schizzi di riferimento&amp;quot; di Louis I. Kahn, agli &amp;quot;schizzi preparatori&amp;quot; di James Stirling ed a quelli di Frank O. Gehry, come parabola di progressivo distacco dal Movimento Moderno. Il saggio presenta, inoltre, le testimonianze grafiche di tre architetti romani contemporanei formatisi nella cultura del secondo dopoguerra quali esempi di una produzione di discontinuità rispetto a quella del Movimento Moderno ma, in qualche misura, di continuità con la grande tradizione italiana del disegno d'architettura.&lt;br/&gt;Il secondo saggio tratta del graphic design e delle sue applicazioni: manifesto, marchio grafico e immagine coordinata. È presa in considerazione la nascita del poster moderno, alla fine dell'Ottocento, con l'applicazione della litografia. La progettazione grafica si estende a vari stampati editoriali (copertine di riviste, cartoline illustrate, locandine) ed alla grafica commerciale; l'applicazione in questo settore è molto vasta ed include il progetto del marchio grafico e dell'immagine coordinata. Oggi la comunicazione visiva di eventi e di prodotti merceologici ha assunto  un ruolo così importante che si potrebbe affermare che, all'interno dei meccanismi comunicativi della società contemporanea, esista prima l'immagine e poi il prodotto.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Edizioni Kappa 2006</description>
			<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 17:40:22 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Recupero e riuso del giardino dell'Angelo Mai - a cura di Elena Mortola, Alessandro Giangrande, Dirk Donath (Bauhaus Universitaet, Weimar)</title>
			<description>&lt;br/&gt;Dal 22 al 28 ottobre 2006 si è tenuto presso la facoltà il workshop internazionale sul recupero del giardino della scuola &amp;quot;Angelo Mai&amp;quot;. &lt;br&gt;Al workshop hanno partecipato:&lt;br&gt;&lt;br/&gt;- 45 studenti di Roma TRE (compresi gli studenti del Master PISM)&lt;br&gt;&lt;br/&gt;- 41 studenti Erasmus&lt;br&gt;&lt;br/&gt;- 11 studenti della Bauhaus Universitaet di Weimar&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il tema del workshop era la rivitalizzazione degli spazi non scolastici del complesso &amp;quot;Angelo Mai&amp;quot; che, in un prossimo futuro, saranno utilizzati dagli abitanti del rione Monti - dove si trova l'&amp;quot;Angelo Mai&amp;quot; - per finalità culturali e ricreative.&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il workshop è nato dalla collaborazione di due Università: Roma Tre e la Bauhaus Universitaet of Weimar (DE) che, con altre sei Università europee, partecipano al Joint Master project della  META University. Il workshop si rivolgeva soprattutto agli studenti europei nel settore dell'architettura: studenti Erasmus, dottorandi, studenti di master di I e II livello, studenti dei corsi di laurea magistrali.&lt;br/&gt;Nel workshop è stato sperimentato un nuovo approccio alla progettazione che si basa su &amp;quot;A pattern language&amp;quot; e sulle più recenti teorie di C. Alexander. I partecipanti al workshop hanno progettato e realizzato modelli reali e digitali di settori (o parti dei settori) del giardino dell'Angelo Mai nel rispetto delle &amp;quot;visioni&amp;quot; elaborate dai docenti e studenti sulla base dei desideri espressi dagli abitanti in precedenti incontri. Alcuni eventi-performances finali, aperti agli abitanti, hanno concluso il workshop la sera del 28 ottobre. All'inizio della serata i docenti, gli studenti e gli abitanti hanno partecipato ad una camminata collettiva dall'&amp;quot;Angelo Mai&amp;quot; all'Argiletum, sede della Facoltà di Architettura  (&amp;quot;percorso della memoria&amp;quot;). Gli studenti hanno illustrato quindi a tutti i presenti i risultati del loro lavoro attraverso ipertesti ed istallazioni. Durante il workshop, gli studenti sono stati  assistiti anche da alcuni tutor del corso di Scenografia della Facoltà di Architettura dell'Università di Roma &amp;quot;La Sapienza&amp;quot; e da alcuni membri di associazioni culturali (CRLS and Teatro Architettura).&lt;br/&gt;Il workshop si concluderà con un concorso internazionale  d'idee sullo stesso tema.  Il bando del concorso è pubblicato  sulla rete all'indirizzo: www.tipus.uniroma3.it. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Per altre immagini: &lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&amp;quot;http://www.flickr.com/photos/workshop_amai/&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; class=&amp;quot;link_esterno&amp;quot;&gt;http://www.flickr.com/photos/workshop_amai/&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 19:03:43 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>lauree specialistiche</category>
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			<title>architettura e archeologia - piazza dei cinquecento a roma - eliana saracino</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Architettura e archeologia. Riqualificazione del sistema di piazza dei cinquecento a roma.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Piazza dei Cinquecento è un luogo della città, un luogo fra i più complessi, che trova la causa della sua attuale dequalificata immagine urbana nello stratificarsi delle vicende storiche. Un luogo irripetibile che nei suoi 300 metri per 300 lambisce il primo e, forse, l'ultimo esempio dell'architettura romana. Un luogo di ricche memorie urbane, ma al contempo un vuoto urbano non risolto, indefinito, privo di identità, gerarchie, senso. Piazza dei Cinquecento dovrebbe invece essere una piazza rappresentativa, di ingresso alla città, interpretabile come una soglia dilatata. &lt;br/&gt;Attraverso l'analisi delle vicende storiche, che dal momento della costruzione delle mura serviane ad oggi hanno interessato quest'area, è possibile riconoscere gli elementi che concorrono in modo determinante alla sua identità. Ciò al fine di riconfigurare l'invaso urbano, di riordinare il sito individuando le potenzialità e il significato degli elementi esistenti. I protagonisti in questo luogo sono già presenti e sono assolutamente preponderanti: è solo necessario leggerli. Quindi lavorare sul valore del vuoto, lavorare per sottrazione anziché per aggiunte, lavorare sulla semplificazione della superficie della piazza restituendo la complessità alle quote inferiori. Tutto ciò affinché la stazione e i ruderi delle terme possano colloquiare in una sorta di spazio metafisico, forse troppo vasto per poter essere compreso completamente, ma di dimensione assolutamente vitale per i due elementi che la lambiscono.</description>
			<pubDate>Tue, 13 Feb 2007 11:41:34 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>quartiere appio latino e parco della caffarella: margine e accessibilità - maria grazia venditto
maria assunta ricca</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;L'intento progettuale consiste in uno studio preventivo dell'area romana presa in esame con l'intento di giungere ad una chiara comprensione del contesto e ad una più pertinente ed efficace ipotesi progettuale. Il contesto, pertanto, non è interpretato come sfondo, bensì come ricerca della specificità ambientale, formale, strutturale; come individuazione di differenze ed omogeneità, continuità e fratture, permanenze e trasformazioni. Il contesto è dunque un sistema la cui struttura è essenzialmente ambientale e storica dove la componente ambientale richiama a sé gli aspetti geologici, morfologici, ideologici e vegetazionali del contesto, quella storica invece, le permanenze lineari, areali o puntuali e le trasformazioni dei luoghi per antropizzazione. Il concetto di sistema così descritto, consente un terreno comune di confronto e di elaborazione per oggetti e processi appartenenti a diversi campi disciplinari tendendo ad investire ampie parti di territorio con uno sguardo che non si sofferma solo sui singoli punti di territorio, ma ricerca le trame e i principi della struttura. L'idea della necessità di passare continuamente dal particolare al generale e viceversa fanno sì che il percorso della ricerca sia ciclico e aperto a rivisitazioni e aggiunte, tenendo sempre presenti causa ed effetto.   La Valle della Caffarella, quale tipico paesaggio della Campagna Romana, racchiude tutti gli aspetti di un sistema così concepito. Infatti, oltre ad essere ben caratterizzata da un punto di vista geomorfologico, in quanto coincide con la valle formata dal fiume Almone, lo è anche sotto l'aspetto vegetazionale, sia per i resti ancora identificabili di vegetazione naturale, sia per il risultato dei numerosi interventi antropici che, sovrapponendosi nel tempo senza discontinuità,  permettono la lettura delle vicende storiche. Una storia che parte dall'epoca romana, durante la quale la valle costituiva, per le sue caratteristiche naturalistiche, un luogo privilegiato di culto e passa per il tardo medioevo fino ad arrivare ai primi anni del secolo in cui sono emersi gli aspetti più specificatamente  agricolo-produttivi.  Naturalmente, la componente storica non può che coinvolgere anche le trasformazioni dell'area attigua alla valle, trasformazioni che daranno vita al Quartiere Appio-Latino, con le conseguenti mutazioni formali e sostanziali del luogo. L'area urbanizzata, permette tuttavia di individuarvi dei vuoti nei quali poter insinuare coscientemente frammenti di parco con l'intento da far dialogare un pezzo di città odierna con uno squarcio di Campagna Romana.</description>
			<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 11:27:21 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>forma e materia. &amp;#34;ratiocinatio&amp;#34; e &amp;#34;fabrica&amp;#34; nell'arch. dell'età moderna - maurizio gargano</title>
			<description>&lt;br/&gt;Forma e materia. &amp;quot;Ratiocinatio&amp;quot; e &amp;quot;fabrica&amp;quot; nell'architettura dell'età moderna&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Maurizio Gargano&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Officina Edizioni 2006&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il libro offre una reiterata argomentazione intorno alla complessa questione della forma: una riflessione condotta nel multiforme universo del fare-architettura. Prendendo spunto dal binomio &amp;quot;ratiocinatio&amp;quot; e &amp;quot;fabrica&amp;quot; rilevabile nel De architectura di Vitruvio,  la forma dell'architettura è analizzata e interpretata nel suo rapporto dialettico -verosimilmente ineludibile-  con la materia: con i materiali da costruzione. Ruotando intorno a questa dialettica, a partire dall'innesco vitruviano, sono discusse e analizzate l'origine e la connotazione, l'attualità o il superamento della definizione e del termine architettura. In parallelo, è inevitabilmente affrontata la questione della nascita della figura dell'architetto nel suo intreccio con la categoria del moderno. Ricorrendo ad alcuni precisi protagonisti e ad alcune vicende peculiari, attraverso ostentate selezioni e azzardate separazioni operate tra le varie arti, emergono provocatorie considerazioni  suggerite dall'incontro-scontro tra le forme tradizionali e le più innovative tendenze del fare-architettura in una età caratterizzata dall'irruzione della cosiddetta &amp;quot;rivoluzione informatica&amp;quot;.</description>
			<pubDate>Wed, 07 Mar 2007 15:36:00 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>roma la nuova architettura - giorgio ciucci, francesco ghio, piero ostilio rossi</title>
			<description>&lt;br/&gt;Roma, la nuova architettura&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Giorgio Ciucci, Francesco Ghio, Piero Ostilio Rossi&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;fotografie Andrea Jemolo&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Edizioni Electa 2006&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il volume illustra le opere architettoniche più significative realizzate, o in corso di realizzazione, a Roma dal 1990.&lt;br/&gt;La prima parte comprende i saggi del Sindaco Veltroni, dell'Assessore all'Urbanistica Roberto Morassut e dei tre curatori Giorgio Ciucci, Francesco Ghio e Piero Ostilio Rossi.&lt;br/&gt;Seguono le schede descrittive di sessantasei progetti suddivise in sei sezioni tematiche, ciascuna introdotta da un testo a firma di un curatore. Ogni scheda contiene i dati informativi (progettisti, collaboratori, committente, impresa costruttrice, localizzazione e cronologia) e una sintetica descrizione del progetto.&lt;br/&gt;Gli apparati a fine volume raccolgono la bibliografia relativa alle singole opere e l'indice dei nomi.&lt;br/&gt;Negli anni recenti tre momenti hanno segnato la città di Roma: Il primo, più strutturale, è la riforma elettorale amministrativa del 1993, con l'elezione diretta del Sindaco. Il secondo è l'avvio di un nuovo Piano regolatore - oltre trent'anni dopo quello del 1962 - che ha individuato nuovi obiettivi di sviluppo urbano. Il terzo è la celebrazione del Giubileo nel 2000, che ha rappresentato un'occasione unica per intervenire nella città, tanto per i finanziamenti straordinari che Roma ha ricevuto, quanto per la necessità di operare rapidamente coordinando le diverse istituzioni religiose, nazionali e locali. &lt;br/&gt;Il nuovo Piano regolatore ha inserito tra i suoi strumenti operativi la Carta per la Qualità, un sistema territoriale informatizzato in continuo aggiornamento che attualmente comprende quasi 25.000 manufatti. Tra gli studi di settore che sono confluiti nella Carta per la Qualità assume particolare rilievo l'indagine sulla città contemporanea realizzata dal QART. Lo studio individua gli edifici, i manufatti, i complessi e i quartieri realizzati dall'inizio del Novecento a oggi, ai quali sono riconosciuti significativi elementi di qualità architettonica, urbana, di funzione o d'uso. &lt;br/&gt;La nuova attenzione nei confronti della città e delle sue architetture costituisce il quadro in cui si colloca l'archivio fotografico sulle più significative opere realizzate a Roma negli ultimi anni, promosso nel 2004 dall'Assessorato all'Urbanistica, affidato ad Andrea Jemolo per le riprese fotografiche di architettura e al gruppo che ha curato questo libro per quanto riguarda la selezione delle opere. Da questo archivio sono scaturiti, oltre a questo volume, anche la mostra «Architetture a Roma, oggi. Gli ultimi quindici anni in 70 opere» allestita nel marzo 2006 all'Acquario Romano, sede della Casa dell'Architettura.&lt;br/&gt;Dal 1990 a oggi sono oltre settanta le opere di nuova architettura progettate, in corso di realizzazione o realizzate. Le opere documentate nel volume sono raggruppate in sei temi che hanno caratterizzato le trasformazioni della città negli anni più recenti:&lt;br/&gt;Dialoghi tra architettura e archeologia: la questione di sostanza è come conciliare la qualità delle testimonianze storiche con il loro uso. &lt;br/&gt;Trasformazioni di edifici esistenti: alla crescita come espansione continua si va sostituendo la cultura della trasformazione dell'esistente. &lt;br/&gt;Le nuove icone della città: alcune delle architetture recentemente realizzate sono divenute vere e proprie icone, figure rappresentative di un atteggiamento nuovo nella gestione urbana.&lt;br/&gt;Il disegno degli spazi aperti: negli ultimi decenni è andato crescendo un nuovo interesse per la riqualificazione degli spazi pubblici - strade, passeggiate, piazze, parchi - sia all'interno delle mura urbane, sia nelle vaste zone occupate dall'espansione moderna troppo spesso priva di qualità. &lt;br/&gt;Università e sviluppo urbano: fino agli anni ottanta La Sapienza era la sola antica università romana, racchiusa nella &amp;quot;Città Universitaria&amp;quot;. All'inizio degli anni ottanta nasce la seconda Università a Tor Vergata. Nel 1991 è nata infine Roma Tre, dislocata nel tessuto urbano del quartiere Ostiense: l'università è intervenuta con il recupero di strutture produttive e di servizio, divenendo motore della trasformazione urbana dell'area. &lt;br/&gt;Nuove identità nelle periferie: in questa sezione sono raccolti alcuni dei manufatti che negli ultimi anni hanno contribuito a riconfigurare, sia pure per punti, i tessuti o il paesaggio dei settori più esterni della città.</description>
			<pubDate>Tue, 27 Feb 2007 12:09:27 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<link>http://architettura-opencms.xdams.net/opencms/opencms/Architettura/forward_from_rss.html?archivio=architetturaLavori&amp;sw_id=ARCH00000127</link>
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			<title>premio di architettura fbm_una porta per todi - mariella annese
beatrice bordoni
michela de licio</title>
			<description>&lt;br/&gt;Primo Premio - Concorso di progettazione in due fasi bandito da FBM (Fornaci Briziarelli Marsciano) in collaborazione con il Giornale dell'Architettura.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L'edificio scolastico si imposta sulla direzione principale longitudinale, asse degli gli spostamenti, che con diverse quote utili diventa un vero e proprio volume distributivo interno, a cui trasversalmente  si aggrappano le &amp;quot;scatole funzionali&amp;quot; delle aule e degli spazi collettivi. In questo modello di composizione gli spazi vuoti sono ottenuti non come sottrazione e residuo ma come orti conclusi che restituisco un'idea di edificio poroso e assolvono al contempo anche  le funzioni ordinarie che uno spazio aperto deve avere nell'ambito dell'edificio scolastico.&lt;br/&gt;Il basamento su cui poggia l'impianto è sorretta dal muro &amp;quot;a bastione&amp;quot; che assolve a funzioni strutturali quanto distributive raccordando la quote del terreno su cui imposta l'edificio.&lt;br/&gt;Il percorso serve da attraversamento pedonale del lotto ma è anche un vero e proprio luogo dove stare perché scopre nella dimensione del cammino i giardini delle aule e apre alla visione del paesaggio collinare umbro.</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 10:17:06 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>la fabbrica del gas all'ostiense - michele furnari, sara bernardi, maddalena ferretti, claudia pagani</title>
			<description>&lt;br/&gt;La Fabbrica del Gas all'Ostiense&lt;br&gt;&lt;br/&gt;luogo e forma di un'area industriale&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Michele Furnari, Sara Bernardi, Maddalena Ferretti, Claudia Pagani&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Gangemi Editore 2006&lt;br&gt;&lt;br/&gt;pubblicazione realizzata con il contributo del DIPSA&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&amp;quot;La Fabbrica del Gas all'Ostiense&amp;quot; è l'esito di una ricerca condotta attorno al tema della riqualificazione urbana.&lt;br/&gt;Il caso preso in esame è quello dell'area industriale dismessa dell'Italgas, ma più in generale la ricerca affronta le dinamiche urbane della zona Ostiense e del quartiere operaio di Testaccio a Roma.&lt;br/&gt;Questo caso studio si propone come esempio di metodo.&lt;br/&gt;Attraverso un percorso analitico ed allo stesso tempo progettuale, si è tentato di tracciare una  serie di linee guida imprescindibili per chiunque si avvicini alla questione del recupero a scala urbana. La struttura stessa del testo in tal senso chiarisce la metodologia di avvicinamento all'area di studio. &lt;br/&gt;L'approccio ad una realtà urbana dotata di un'identità propria e riconoscibile all'interno della città, come la zona industriale dell'Ostiense, non può prescindere dalla lettura accurata dei suoi tratti distintivi. Riqualificare un'area dismessa significa dunque operare una restituzione del senso del luogo. A questo scopo si dovrebbe andare oltre gli strumenti investigativi canonici, legati allo studio dei caratteri esclusivamente storici e urbanistici. È necessario rileggere tutte le storie che si sono svolte nella fabbrica, anche quelle delle persone che vi hanno vissuto e delle cose alle quali hanno dato vita, per ritrovare la sua identità e attivare le potenzialità in divenire.</description>
			<pubDate>Wed, 28 Feb 2007 15:21:28 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>il nuovo mercatino dei fiori di roma - Riccardo Sergiacomi</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;XIV Seminario e Premio Internazionale di Architettura e Cultura Urbana di Camerino - Interni urbani - Luoghi e spazi collettivi &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il progetto di questo grande edificio pubblico, ubicato nei pressi dello svincolo dell'autostrada Roma-Fiumicino, si struttura attraverso un complesso sistema tettonico generato dalla successione di quattro atti compositivi (in ordine: Ripetere, Traslare, Gerarchizzare, Connettere), e si esaurisce con la descrizione del manufatto attraverso altre due componenti, la Luce e la Materia, le sole capaci di dare all'architettura un senso. Le profonde relazioni che si stabiliscono tra elementi primari e secondari perderebbero di colpo tutto il loro significato se non ci fosse la luce a dargli vita. Proprio per questo le parti tettoniche saranno maestre a convogliare l'energia luminosa in modo sapiente. Esse, rappresentate dai lunghi e pesanti setti murari accoppiati in calcestruzzo armato, non faranno altro che catturare dall'alto i raggi luminosi esterni e concentrarli all'interno dell'aula. Sarà una luce radente, una luce che scorrerà velocemente sulle due facce interne intonacate, fino a sfiorare il pavimento, raggi che variando costantemente inclinazione nell'arco della giornata, produrranno un gioco graduale di intensità luminose che contribuirà a rendere vivo lo spazio interno. Dentro la grande aula, luogo di compravendita di piante e fiori, navigano, aggrappati alle strutture principali, i volumi  sospesi contenenti i servizi di cui è dotato il mercato. Appare chiaro così il complesso sistema gerarchico che tiene in equilibrio l'intero insieme progettuale.</description>
			<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 11:59:48 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>europan 8 - urbanità europea e progetti strategici - roma - Mattia Darò (capogruppo), Eugenia Buffo, Emanuela Di Felice, Cecilia Pallottini</title>
			<description>&lt;br/&gt;Europan 8 - Urbanità europea e progetti strategici, Roma primo premio&lt;br&gt;&lt;br/&gt;L'Ottava edizione ha avuto come tema: Urbanità europea e progetti strategici.&lt;br/&gt;Sono stati proposti una serie di siti corrispondenti ad altrettante situazioni urbane accompagnati da quadri programmatici. Fra questi casi di studio i candidati o gruppi di candidati hanno scelto quello quelli in cui inserire la/e propria/e proposta/e. In ciascun paese, una giuria nazionale giudica le proposte sui siti del paese stesso. A livello europeo, un comitato scientifico analizza in modo tematico e comparativo i siti proposti e i progetti selezionati, sulla base delle idee, da ogni giuria nazionale. I Comitati nazionali Europan di ogni paese, di concerto con i Comuni e gli operatori che hanno proposto i casi di studio, aiutano i gruppi premiati a realizzare studi e/o processi di realizzazione che nascano dalle idee espresse nei loro progetti.&lt;br&gt;&lt;b&gt;Il progetto&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Progettare un grande vuoto (circa 18 ha) attraverso un'attenta analisi ed individuazione delle priorità e necessità e mediante una &amp;quot;progettazione critica&amp;quot; basata su un attento programma strategico.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il progetto consiste nel preservare il &amp;quot;corridoio verde&amp;quot; che si è creato nel tessuto di Acilia-Dragoncello (esattamente l'area oggetto del concorso), destinandolo a parco. Il motto scelto per il concorso è stato &amp;quot;strategy park&amp;quot;, perché il progetto nasce con l'intento di attuare un programma di funzioni differenti che strutturano il disegno del parco.&lt;br/&gt;Sono stati individuati alcuni punti forti, come il sistema delle fasce che dà un segno omogeneo a tutta l'area del progetto (prevedendo una sua realizzazione in materiali diversi) e la valorizzazione del sistema ambientale preservato e del suo miglioramento con ulteriori nuove alberature e piantumazioni considerando anche il fattore temporale dei cicli stagionali.&lt;br/&gt;Obiettivo del progetto è la valorizzazione della percezione e l'assunzione che il vuoto rimasto possa essere riqualificato e caratterizzato come un valore aggiunto e non come una mancanza. La vegetazione è stata interpretata come fattore di nuova identità per la periferia e dunque allo stesso modo con cui siamo abituati a considerare edifici di nuova progettazione. Il parco è suddiviso in 4 aree: parco agricolo, parco urbano, giardini tematici, area residenziale e spazi espositivi.</description>
			<pubDate>Mon, 07 May 2007 11:50:33 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Spazi ricreativi nel villaggio turistico Magna Grecia a Metaponto Lido, Matera - massimo acito</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Committente privato&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Progetto finalista al premio Luigi Cosenza 2004;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Medaglia d'oro all'Architettura Italiana 2006 (sezione Opera Prima).&lt;br&gt;&lt;br/&gt;progetto 2001; realizzazione 2002-2004&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;L'intervento si inserisce in un più vasto programma di ampliamento e trasformazione di un campeggio esistente in un villaggio turistico per circa trecentocinquanta posti letto.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il progetto riguarda l'allestimento dei soli spazi destinati alle attività ricreative e alla caffetteria. L'area interessata, di forma triangolare, si estende per circa 4.800 mq e contiene la piscina all'aperto, la discoteca/teatro, le aree di sosta e di verde.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Tutte queste nuove strutture sono allocate su un grande basamento rialzato di 60 cm rispetto al piano di campagna.&lt;br/&gt;L'intero sistema compositivo ruota attorno ad un elemento verticale: la torre, realizzata in profili di acciaio e rivestita in pannelli di corten, alta 12 metri, che ospita la postazione per il deejay e l'impianto di illuminazione per gli spettacoli notturni.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;I servizi della discoteca e della piscina sono posti sotto due lunghe coperture che fungono da ombrello e da elementi unificanti. La prima, lunga 54 metri, poggia su setti rivestiti in lastre di pietra arenaria e copre gli spazi per i giochi e il bar, terminando in aggetto su di una vasca d'acqua, sorretta da tre pilastri in acciaio. La seconda ospita i locali tecnici della piscina, il magazzino, le docce ed i servizi igienici.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;La monocromaticità della pietra (Soleto, Lecce) viene interrotta dall'inserimento di altri materiali quali cemento, cotto e legno con cui sono rivestiti il palco, le sedute dei gradoni ed il solarium della piscina.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Lungo il bordo gradinato del basamento, delimitato dal viale di accesso al villaggio, lecci e pini, piantati in un sistema di aiuole dalla geometria regolare, svolgono una funzione di filtro tra detti spazi e la strada.</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 17:47:18 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>recupero della bellezza di borgo vaticano: palazzo branconio dell'aquila. - Francesco Frioli
Francesca Serva</title>
			<description>Restauro dei Monumenti&lt;br/&gt;Progettato da Raffaello su incarico di Giovan Battista Branconio, «cortegiano» di Papa Leone X,&lt;br/&gt;palazzo Branconio doveva essere un sugello del successo raggiunto dal committente. &lt;br/&gt;La scelta del luogo, cade su di un terreno visibile dalle logge vaticane e posto nel tratto terminale di Borgo Novo. &lt;br/&gt;Il nuovo lotto risulta incluso tra due vie, Borgo Nuovo e Borgo Vecchio, che ne delimitano i due lati corti. &lt;br/&gt;All'interno, il cortile viene tagliato da una galleria, la quale, fruibile al primo piano e rispecchiante il progetto raffaellesco, crea un asse visuale che va dalla piazza San Pietro al fondale dell'edificio. Fondale che, al pian terreno, presenta una fontana scenografica; al piano superiore (piano nobile), si trova un affaccio sulla fontana,  generato da una serliana in stile ionico, che riprende le arcate del ninfeo bramantesco di Genazzano.&lt;br/&gt;Il prospetto principale è concepito come la prosecuzione del vecchio fronte che in tutta la sua lunghezza riesce a contenere esattamente nove campate. La chiostrina, grazie alle aperture in corrispondenza dei pianerottoli, consente una migliore illuminazione dei due corpi scala posti accanto ad essa. Questi ultimi ricevono ulteriore luce dalle due altane posizionate sul terrazzo in corrispondenza degli stessi.&lt;br/&gt;Riedificando il palazzo, ci si ritrova ad affrontare il rapporto con la basilica di San Pietro. Partendo dall'idea iniziale del Bernini, si realizza il terzo braccio del portico, affinché si ricrei l'antica veste del quadri-portico antistante la basilica. Il progetto prevede la prosecuzione del tema architettonico del colonnato esistente con un ordine dorico.</description>
			<pubDate>Wed, 18 Apr 2007 12:13:52 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - restauro</category>
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			<title>riqualificazione del piano di zona di spinaceto - valentina borghese</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Spinaceto è un quartiere della periferia romana nato, come gli altri piani di zona previsti dal P.R.G. del '62, per favorire lo sviluppo della città al di fuori del centro. &lt;br/&gt;La tesi riflette sui fattori capaci di portare l'effetto urbano in un quartiere frutto di un progetto unitario ed ispirato al funzionalismo dove, zonizzazione, edifici a grandi concentrazioni volumetriche, verde, parcheggi e viabilità sproporzionati sono i caratteri più connotanti.&lt;br/&gt;Il confronto con altri pezzi di città ha fatto riflettere sulla densità come valore in grado di favorire una dimensione pedonale e sociale e di cancellare l'effetto d'incompiutezza dato dagli enormi spazi inutilizzati.&lt;br/&gt;La strategia proposta è quindi densificare: intervenire nei vuoti dell'edificato per portare quella compattezza necessaria alla definizione di un tessuto e chiarire il dualismo con le aree verdi del quartiere, che secondo il progetto originario dovevano mantenere la connotazione di campagna spontanea. &lt;br/&gt;L'intervento sfrutta le potenzialità esistenti con lo scopo di dare un'immagine urbana più chiara al quartiere: si individuano spazi adatti a potenziali nuove piazze, punti di partenza per nuovi assi viari capaci di costituire una maglia ora assente.&lt;br/&gt;Il tessuto insediativo proposto ha nuove tipologie che favoriranno la mixitè sociale mentre la sua scala più minuta e l'introduzione del  rapporto strada-edificio ora assente contribuiranno a far diventare i nuovi spazi dei luoghi d'identificazione sociale.</description>
			<pubDate>Tue, 20 Nov 2007 10:13:26 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>l'immaginario urbano nel cinema degli ultimi venti anni - francesca romana moretti</title>
			<description>comunicazioni visive&lt;br/&gt;La tesi in questione è un lavoro di ricerca che presenta un'analisi della produzione cinematografica recente sotto il profilo della rappresentazione urbana. Il cinema ha da sempre raccontato l'evoluzione della città e i suoi grandi mutamenti è per questo che, attraverso l'analisi delle città inventate, si cerca di capire come si sia evoluta l'idea di città dell'uomo in base al progresso tecnologico e alle sue necessità.&lt;br/&gt;La città è realizzata a misura d'uomo quindi analizzare la sua evoluzione attraverso quello che è l'immaginario urbano e architettonico in merito al futuro e al passato, vuol dire analizzare ciò che l'uomo ritiene sia importante conservare del passato e ciò che si aspetta di trovare nel futuro.&lt;br/&gt;La ricerca presenta una raccolta di quelli che ho ritenuto essere i film più significativi in cui sono rappresentate delle città inventate degli ultimi venti anni, anni in cui il cinema ha attraversato un'importante svolta concettuale e tecnologica.&lt;br/&gt;I film sono suddivisi in cinque categorie ognuna delle quali rappresenta una tipologia di città. Ogni film è analizzato attraverso una scheda in cui vengono presi in esame diversi punti necessari per descrivere la città, tra cui la tipologia architettonica e la gerarchia urbana e sociale. &lt;br/&gt;Sono analizzati i film più in cui le città , partendo da una base comune di riconoscibilità con il reale, hanno preso strade diverse verso un immaginario collettivo riguardante il futuro, il passato o un presente parallelo.</description>
			<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 17:42:39 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>la mina, barcellona. riqualificazione urbana - Renata Maida</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Costruito durante il regime franchista alla fine degli anni 60, nell'ambito del piano di eliminazione delle baraccopoli, La Mina è un quartiere del Municipio di Sant Adrià del Besòs, nella zona nord-est di Barcellona. &lt;br/&gt;Il tessuto sociale, costituito soprattutto da gitani e andalusi, la morfologia urbana e l'assenza di connessioni con i tessuti circostanti, ostacolate inoltre dalla barriera della Ronda Litoral e della linea ferroviaria, fanno del La Mina un quartiere emarginato e fortemente degradato. &lt;br/&gt;La Modifica al Piano Regolatore nel 2000, redatta in previsione del Forum Universale delle Culture 2004, individua come necessaria e urgente l'attuazione di un Plan Especial de Reforma Interior. &lt;br/&gt;L'intervento da me proposto vuole contribuire a questo piano.</description>
			<pubDate>Thu, 10 May 2007 11:10:27 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>insediamento residenziale a sarnano - danilo corradi</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Il progetto, ubicato in un lotto poco distante dal borgo medievale di Sarnano, è destinato ad un'utenza mista costituita da anziani, famiglie e studenti universitari, ed è dimensionato sulla scorta di dati demografici, dei flussi turistici e della popolazione universitaria relativi alla Regione Marche. La planimetria ed i prospetti, informati alle regole imposte dall'interazione di due maglie geometriche (la principale delle quali segue la centuriazione augustea della zona), risentono di molteplici &amp;quot;suggestioni&amp;quot;: tra quelle, si segnalano i coni visivi verso la contigua Chiesa di S. Maria delle Grazie (1494) e il borgo medievale, nonché un terremoto che nel '700 distrusse una parte del centro abitato - la cosiddetta &amp;quot;Zona degli Orti&amp;quot; - di cui il progetto vuol essere tanto &amp;quot;memoria&amp;quot; quanto &amp;quot;risarcimento&amp;quot;. Assai rappresentativi del paesaggio delle Marche meridionali, anche l'insediamento rurale diffuso e la casa colonica - caratterizzati da stilemi quali le scale esterne coperte da logge, l'uso del laterizio, la presenza di aie e corti - sono divenuti &amp;quot;elementi guida&amp;quot; delle scelte operate. Analogamente a quanto avveniva in passato nei borghi rurali, si è cercato di ricreare una &amp;quot;convivenza tra più generazioni&amp;quot; mediante la &amp;quot;progettazione mista&amp;quot; degli alloggi (e delle relative utenze); alla palazzina destinata a servizi, infine, è stato demandato il compito di collegare la struttura sociale del nuovo insediamento, oltre che al proprio interno, anche al resto della cittadinanza.</description>
			<pubDate>Mon, 14 May 2007 12:39:14 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>recupero della bellezza del borgo vaticano: il palazzo del governatore - sara gentilini</title>
			<description>Restauro dei Monumenti&lt;br/&gt;L'attuale Via della Conciliazione sostituisce con un corridoio assiale lo spazio urbano costituito dalla spina di Borgo formatasi prevalentemente nel XVI sec. e prospetticamente legata alla presenza della Basilica Vaticana. Tra i palazzi costituenti la spina di Borgo, nello spazio antistante l'attuale chiesa della Traspontina, vi era il palazzo del Governatore, commissionato ad Antonio da Sangallo il Giovane nel 1526 da I. B. Ferrari. Durante il suo corso il palazzo ha più volte cambiato la sua destinazione d'uso (tribunale e carcere, casa d'affitto) fino alla sua demolizione attuata per la realizzazione di Via della Conciliazione. Esiste inoltre l'ipotesi di Gustavo Giovannoni che attribuisce la committenza del palazzo a G. Del Pozzo. Partendo da due disegni di A. da Sangallo il Giovane inerenti il palazzo ( un prospetto e una pianta ), con la seguente tesi si è cercato di progettare l'intero palazzo studiando per le varie parti prive di disegni le soluzioni architettoniche adottate dal Sangallo stesso in altre sue opere. L'esercizio progettuale è consistito nello studio e nell'adozione del lessico cinquecentesco coerente con l'autore per il disegno dei prospetti, di cornici di porte e finestre, dell'ordine architettonico e nell'adozione di tecnologie  coerenti con l'epoca originaria del palazzo: solai lignei a regolo per convento, controsoffitto a lacunari, volte in concrezione, capriate lignee, ammattonati dalle varie tessiture.</description>
			<pubDate>Mon, 14 May 2007 12:45:40 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - restauro</category>
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			<title>london 2012: olimpionici per caso?&lt;br&gt;dinamica del cambiamento evolutivo di una grande città. - marilisa di carlo</title>
			<description>urbanistica&lt;br/&gt;Ripercorrendo la storia della candidatura di Londra 2012, inserendola all'interno delle dinamiche che hanno caratterizzato i cambiamenti della città negli ultimi anni, la tesi fa emergere alcuni elementi chiave per una lettura critica dell'attuale progetto olimpico. La concentrazione nell'East London, il nuovo collegamento con il Tunnel della Manica (CTRL), l'importanza della stazione internazionale di Stratford e la scelta della Lea Valley come sede principale dell'evento, si scoprono essere elementi che hanno fortemente strutturato il progetto, risultato di una serie di ridefinizioni e compromessi. I primi due capitoli inquadrano il caso London 2012 all'interno di un più ampio dibattito riguardante i Mega Eventi. Il terzo capitolo tratta della realtà urbana londinese, evidenziandone alcune caratteristiche: policentrismo, sbilanciamento ad ovest, insofferenza alla pianificazione, vitalità economica e culturale, presenza di aree centrali fortemente disagiate. Nel quarto e quinto si analizzano fasi ed attori del processo di candidatura olimpica. L'ultimo capitolo riporta gli avvenimenti più recenti legati alla preparazione dei Giochi, soffermandosi sui luoghi palcoscenico del futuro evento.</description>
			<pubDate>Mon, 04 Jun 2007 10:20:13 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>i quaderni del master&lt;br&gt;architettura | storia | progetto - a cura di Francesco Maria Mancini e Marco Pietrolucci</title>
			<description>&lt;br/&gt;La collana &amp;quot;i Quaderni del Master Architettura | Storia | Progetto&amp;quot; raccoglie la produzione scientifica elaborata nell'ambito dell'omonimo Master internazionale. I contributi teorici di questo primo numero affrontano con slancio i temi complessi del pensiero e del fare architettonico contemporaneo e si interrogano sulle ragioni profonde del progetto, inteso come azione conoscitiva e interpretativa che trasforma responsabilmente l'ambiente naturale e il costruito esistente. Ad essi si affiancano le proposte progettuali, incentrate sull'area di Porta Maggiore a Roma - luogo denso di stratificazioni storiche che convivono e collidono con le strutture funzionali della città odierna -, e le esercitazioni compiute dai corsisti nelle due sedi consorziate di Valladolid (Spagna), sull'area adiacente alla Cattedrale, e di Waterloo (Canada), nella Huron Natural Area.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;I Quaderni del Master Architettura | Storia | Progetto&lt;br&gt;&lt;br/&gt;collana diretta  da Maria Margarita Segarra Lagunes&lt;br&gt;&lt;br/&gt;a cura di Francesco Maria Mancini e Marco Pietrolucci&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Gangemi Editore 2007</description>
			<pubDate>Mon, 28 May 2007 10:35:35 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>rieti, il monastero di santa chiara: progetto di restauro e riuso - maria silvani</title>
			<description>restauro dell'architettura&lt;br/&gt;Il monastero di Santa Chiara sorge nel cuore della città di Rieti. La data di fondazione non è certa, alcuni la fanno risalire alla fine del XIII sec, mentre i documenti ne danno notizie certe a partire dal XV sec. E' possibile individuare il nucleo più antico del monastero negli edifici che si sviluppano intorno a una piccola corte: su di essa si affacciano la cosiddetta casa Tancredi, abitazione medievale, la chiesa di Santo Stefano, primo luogo di culto presente nel complesso, ed una serie di ambienti di raccordo. Nei secoli XV e XVI il monastero si è ampliato con nuovi edifici: intorno al nuovo chiostro sono stati edificati dormitori, refettorio ed altri ambienti fino alla costruzione di una nuova e più grande chiesa intorno al 1570. La pianura in cui sorge la città di Rieti è nota come Valle Santa per la presenza di 4 santuari che ricordano il passaggio di San Francesco, testimoniato anche entro le antiche mura della città. Tenendo conto della particolare storia del complesso di Santa Chiara in Rieti, monastero francescano da almeno 500 anni, e della vicinanza di altri importanti siti francescani, si è pensato di rifunzionalizzare l'edificio senza dimenticare il suo passato. Data la varietà e complessità degli ambienti si è pensato ad una destinazione a centro studi francescani, con possibilità di soggiorno sia per studiosi che per visitatori interessati al turismo spirituale e quindi inserire questo sito nei percorsi del turismo spirituale che già interessano la città e i dintorni.</description>
			<pubDate>Mon, 25 Jun 2007 11:44:37 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>ripensare l'edilizia pubblica&lt;br&gt;tre esperimenti per riqualificare il quarticciolo - giulia pedemonte</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Obiettivo generale: adeguare il patrimonio edilizio esistente ai moderni standard abitativi.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Sito scelto: il Quarticciolo, costruito dal 1937, situato nel quadrante est di Roma tra via Prenestina e via Palmiro Togliatti. Il quartiere è composto da edifici in muratura portante riconducibili a tre tipologie: la casa in linea, la casa a ballatoio e un terzo tipo, un ibrido tra linea e palazzina. Gli alloggi hanno zone giorno molto piccole e servizi minimi. I percorsi pedonali e le zone verdi sono ampie ma non progettate. Il quartiere è in condizioni di degrado diffuso. &lt;br&gt;&lt;br/&gt;Focus del progetto: intervenire su tre edifici, uno per tipologia, per mostrare come potrebbe essere trasformato il quartiere.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Obiettivi:&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-	aumentare il ciclo di vita degli edifici;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-	migliorare la qualità interna degli alloggi,&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-	offrire soluzioni abitative adeguate a differenti nuclei familiari e stili di vita;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-	migliorare la qualità degli spazi esterni e l'immagine del quartiere.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Scelte progettuali: vengono aggiunti ascensori e riorganizzati gli alloggi dei piani rialzati con accessi indipendenti e porzioni di verde pubblico.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Edificio in linea: gli alloggi vengono ingranditi con diverse intensità di trasformazione, fino alla creazione di nuovi volumi.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Casa a ballatoio: una maglia viene sovrapposta alla facciata esposta a sud. Il nuovo spessore genera nuovi spazi interni o balconi e ha anche una funzione energetica.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Ibrido linea-palazzina: si creano nuovi accessi e si espande la superficie degli alloggi con nuovi volumi e terrazze.</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 16:56:46 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>lettere da guidonia - serena bellini, marilisa di carlo, fabiana grasso</title>
			<description>&lt;br/&gt;Nel workshop, con associato concorso di progettazione, si individuavano due aree di possibile intervento all'interno del Comune: Guidonia razionalista e Villanova (zona di espansione). Criteri di valutazione sono stati: la coerenza dell'architettura proposta, la fattibilità dell?intervento e la previsione di elementi di arredo realizzabili tramite sponsorizzazioni. &lt;br&gt;&lt;br/&gt;Scelta l'area razionalista, ritenuta elemento dell'identità del luogo da valorizzare, il progetto si è articolato in due interventi: uno di arredo urbano nella piazza del Comune, piazza Matteotti; l'altro in un'area vuota poco distante.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Intervento in Piazza Matteotti: ricucitura della piazza attraverso ripavimentazione con lastre di cemento, alcune delle quali alzandosi creano dei portali (entrata teatro); introduzione di una sfera di pietra che crea un avvallamento, attorno al quale si concentrano le sedute. Progettazione del vuoto urbano nelle vicinanze della piazza: introduzione di un museo della Scienza (funzione specialistica scelta sulla base di una vocazione tecnologica del Comune, all'interno del quale si trova l'aeroporto militare e un centro studi dell'aeronautica); progettazione di un'area parcheggio/mercato utilizzata per installazioni all'aperto; nuovo asse commerciale. Progettazione di elementi di arredo urbano riconoscibili: pensile/fermate bus (oggi assenti) e sedute, attraverso l'utilizzo del fuori scala; ripetizione di un pattern che possa stimolare il senso di appartenenza ad un luogo.</description>
			<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 11:10:11 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>villard 7 verona - stratificazioni e connessioni -</title>
			<description>&lt;br/&gt;Viilard è l'iniziativa didattica parauniversitaria , nata dall'idea di un gruppo di giovani docenti di varie scuole di architettura italiane che nel 1999 si sono riunite in un associazione culturale creata per organizzare seminari di progettazione, convegni e iniziative didattiche di vario genere, integrate e complementari al normale curriculum degli esami di profitto. Il nome Villard è un diretto richiamo al monaco medioevale Villard d'Honnercourt, noto proprio per aver invitato e praticato tutta la sua vita un metodo di insegnamento itinerante dell'arte e dell'architettura.&lt;br/&gt;Fin dall'inizio infatti, le iniziative del gruppo Villard hanno puntato soprettutto sull'idea del viaggio d'apprendimento, sul carattere interdisciplinare e sulle capacità di attraversare continuamente (e senza traumi) i confini delle varie facoltà e dei vari approcci alla disciplina. Organizzato ogni anno e impostato su un viaggio lungo nove mesi, il seminario si è inoltre basato (quasi) sempre sulla capacità di definire un programma condiviso con un'amministrazione comunale o comunque con un istituzione attiva nei processi di trasformazione della città e del territorio.&lt;br/&gt;Ogni anno a luglio la conclusione del seminario diventa con le varie città ospitanti l'occasione di un evento importante dedicato all'architettura e non solo. Il successo dell'iniziativa, a cui partecipano un numenro sempre crescente di facoltà, ora anche in Italia, ora anche non italiane, ha convinto i responsabili a non fermari al seminario itinerante e a moltiplicare le iniziative Villard sul piano della didattica, dell'organizzazione di eventi e concorsi, e persino su quello &amp;quot;dell'alta formazione&amp;quot;. Alla fine del 2003 è nato infatti, su proposta del gruppo Villard, un consorzio universitario tra 12 scuole europee per la realizzazione del programma di dottorato internazionale di architettura &amp;quot;Villard d'Honnecourt&amp;quot;.</description>
			<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 12:12:04 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Laboratorio di programmazione in POV-Ray - a cura di Paola Magrone, Laura Tedeschini Lalli</title>
			<description>istituzioni di matematiche 2&lt;br/&gt;Dal 28 maggio all'8 giugno 2007, all'interno del corso Istituzioni di Matematiche 2 (Paola Magrone, Laura Tedeschini Lalli), si è svolto un minicorso di programmazione in POV-Ray.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Lezioni: Fabrizio Bonatti, Elisa Conversano&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Attività di tutoraggio: Pierluigi Gallina&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Responsabile informatico: Stefano Converso&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Consulenza: Gian Marco Todesco.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Lo scopo del laboratorio era di fornire uno strumento che abituasse gli studenti a controllare rigorosamente le immagini che compongono sul video. Il programma POV-Ray genera immagini fotorealistiche di oggetti definiti tramite un linguaggio di descrizione della scena e &lt;b&gt;non&lt;/b&gt; permette di spostare e creare oggetti con l'aiuto del &amp;quot;mouse&amp;quot;. Inoltre è public domain, lo studente è subito immesso in una comunità che si scambia informazioni.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Corso: due lezioni di due ore ciascuna, un docente proiettava sullo schermo degli script e spiegava i comandi; gli studenti a coppie sui loro portatili; altri 4 o 5 docenti giravano a dirimere bugs.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Una lezione-seminario: Fabrizio Bonatti e Pierluigi Gallina hanno presentato ai loro colleghi i propri studi e progetti in POV-Ray.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Abbiamo messo in rete 6 immagini in formato .jpg. Abbiamo chiesto di &amp;quot;copiarle&amp;quot;, cioè di inviarci un file .pov che, eseguito, producesse un'immagine similare. La maggior parte degli studenti si è addentrata autonomamente nel programma. Alcuni studenti hanno utilizzato POV-Ray nelle loro tesine, riproducendo opere architettoniche.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Le lezioni hanno fornito agli studenti i primi elementi del programma.&lt;br&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 11 Oct 2007 14:54:31 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>una tecnologia facile - a cura di piergiorgio rossi</title>
			<description>&lt;br/&gt;Il gruppo di lavoro coordinato tra la Facoltà di Architettura e l'Università Tecnologica di Mendoza in Argentina, la ONLUS Mutual Esperanza e la Facoltà di Architettura dell'Università Roma Tre si è impegnato nella sperimentazione di un modulo abitativo a costo minimo (4x3x3 ml), basato su l'impiego di una struttura integra tesa (dove risulta ottimizzato il comportamento strutturale dei materiali utilizzati), la climatizzazione passiva, nonché la minimizzazione dei costi diretti e indiretti (ovvero degli investimenti fissi).&lt;br/&gt;Il progetto valorizza l'approccio partecipativo di esperti e non esperti alla costruzione o trasformazione dell'habitat, attraverso l'impiego di tecnologie sofisticate dal punto di vista concettuale, ma basate sulla manualità di operatori anche non qualificati per ridurre gli investimenti, nonché sull'impiego di materiali locali e riciclati per contenere al minimo il costo delle materie prime.&lt;br/&gt;In termini operativi il laboratorio di auto-costruzione organizzato a Mendoza (Argentina) è servito a realizzare un modulo abitativo, ovvero ha sperimentato un sistema costruttivo appropriato ad un luogo caratterizzato da degrado urbano e scarsità di risorse economiche e territoriali. Dodici tavole compresse (quanti sono i vertici di un parallelepipedo), bilanciate da altrettanti cavi tesi, integrate da pannelli di tamponamento e copertura, possono dare vita ad una tecnologia commisurata ad uno specifico obiettivo umanitario o ambientale che sia.&lt;br/&gt;Attraverso l'auto-costruzione, alla quale hanno congiuntamente partecipato gli studenti italiani e argentini (soltanto auspicata la partecipazione degli abitanti), si è attivato anche un processo di trasferimento delle conoscenze tra università, e poi dal mondo della ricerca ai contesti emarginati (e di informazione dalla periferia al centro in un percorso di retroazione).&lt;br/&gt;La preparazione di un laboratorio di autocostruzione richiede una verifica attenta e approfondita delle fasi operative che dovranno essere svolte da persone prive di una specifica professionalità (studenti, volontari, eccetera): in altri termini si tratta di destrutturare il ragionamento progettuale e costruttivo per aderire il più possibile alla molteplicità ed alla contingenza delle situazioni. Ed è il confronto tra i diversi tipi di modelli (inteso come dialettica tra virtuale e reale) che meglio permette di evidenziare il procedere dell'auto-costruzione applicata ad una unità di minimo costo.&lt;br/&gt;Il diario fotografico del cantiere documenta la sequenza costruttiva, diventando il promemoria di quanto non è possibile predeterminare in sede di progetto e di come un laboratorio di auto-costruzione debba dimostrarsi di essere elastico e interattivo. Il diario racconta che la tecnologia simulata in sede di progetto ha dovuto interagire adattandosi agli strumenti effettivamente disponibili sul campo:&lt;br/&gt;raccordare le dimensioni tra i semilavorati o le materia prime da trasformare (a cominciare dalle tavole di pioppo e dai fogli di truciolato) con lo spazio abitabile richiesto alla struttura;&lt;br/&gt;dare soluzioni efficaci ai punti critici connessi alle lavorazioni o al dimensionamento delle parti tenendo conto del comportamento strutturale degli elementi compressi;&lt;br/&gt;ammortizzare i potenziali effetti negativi delle imprecisioni del tutto ovvie in condizioni di lavoro così precarie;&lt;br/&gt;sfruttare al meglio le opportunità che il luogo ha offerto soprattutto in termini di materiali riciclati raccolti dagli stessi destinatari dell'intervento.</description>
			<pubDate>Mon, 20 Aug 2007 13:31:02 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Alla scoperta della manualità - a cura di  francesco maria mancini, bruna kohan, luca montuori, marco galofaro</title>
			<description>&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Corso Opzionale &lt;em&gt;Alla Scoperta della manualità&lt;/em&gt;&lt;/b&gt; (8 Cfu)&lt;br&gt; &lt;br/&gt;Mancini _ Kohan _ Montuori _ Galofaro&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il corso opzionale che accoglie 4 seminari, considera e utilizza il modello come strumento analitico e interpretativo dell'architettura. L'obiettivo non è imparare a realizzare il plastico, ma imparare a &amp;quot;vedere&amp;quot; lo spazio architettonico sviluppando, attraverso l'apprendimento di una tecnica, la capacità di tradurre in forma e spazio costruito la lettura critica di un progetto. &lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&lt;em&gt;Il cubo di LOOS&lt;/em&gt; _ Francesco M. Mancini &lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Agli studenti è assegnato un edificio del '900 da studiare &amp;quot;riassemblando&amp;quot; la struttura di segni e immagini che lo descrivono in una serie di modelli analitici &amp;quot;a tema&amp;quot;. Questa analisi tridimensionale prende in esame, nelle scale opportune, i principi compositivi, linguistici e costruttivi che hanno determinato, attraverso operazioni compositive semplici, i caratteri figurativi, plastici e  spaziali dell'opera esaminata.&lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;em&gt;&lt;br/&gt;La casa al cubo&lt;/em&gt; _ Bruna Kohan&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il seminario ha come obbiettivo la realizzazione di un volume puro costruito attraverso la relazione tra corpo, pelle e struttura. L'esercitazione si articola in due fasi: la prima fase è relativa alla costruzione del cubo; la seconda fase si riferisce alla manipolazione dello stesso. &lt;br/&gt;La qualità dello spazio immaginato dovrà essere assimilabile allo spazio TALPA o allo spazio UCCELLO. &lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;em&gt;&lt;br/&gt;Da cosa nasce cosa&lt;/em&gt; _  Luca Montuori e Marco Galofaro&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Ai partecipanti al corso è richiesto di ideare una struttura spaziale elementare aggregabile e replicabile secondo una sequenza, in modo da ottenere, attraverso l'introduzione di un numero limitato di varianti, una configurazione complessa.&lt;br/&gt;Sia la cellula che la composizione delle stesse dovranno affrontare quindi rispondere a diversi concetti che informano la composizione: serialità, iterazione, trasformabilità, rapporto tra interno ed esterno, struttura e involucro.</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 17:48:24 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Il caso di piazza della libertà a portofino - Elena Mortola
Alessandro Giangrande</title>
			<description>&lt;br/&gt;Bloccare ogni intervento a Portofino non è una cosa giusta. Occorre piuttosto intervenire sul territorio - come del resto in ogni altro luogo sensibile in un modo corretto e responsabile. Un progetto a portofino a senso se tende a contrastare una monocultura turistica imperante salvaguardando e potenziando le attività che fanno parte della sua cultura e identità; se non altera i caretteri del suo ambiente culturale e costruito.&lt;br/&gt;Nellìambito del Master di Progettazione Interattiva e Sostenibile e Multimedialità che si svolge ormai da cinque anni, un workshop insegna ad una ventina di studenti provenienti da diversi paesi europei ed extra-europei i metodi e le tecniche - tradizionali e multimediali- atti a potenziare l'efficacia e la qualità dei processi di progettazione interattiva cioè partecitata che migliorano òla sostenibilità di un luogo.&lt;br/&gt;Il libro illustra in particolare le proposte di alcuni studenti che riguardano Piazza della Libertà, uno spazio che più di altri necessita di essere riqualificato. Pe elaborare i loro progetti gli studenti si sono avvalsi di procedure e metodi avanzati di pianificazione e progettazione partecipati.</description>
			<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 11:00:20 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>il recupero della bellezza dei centri storici minori -</title>
			<description>restauro dell'architettura&lt;br/&gt;descrizione&lt;br/&gt;&amp;quot;Riconoscimento dei caratteri insediativi, tipologici, costruttivi ed architettonici del centro storico di Santo Stefano di Sessanio (AQ) ai fini del suo recupero e riuso&amp;quot;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Proponente e coordinatore: Michele Zampilli&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La prima parte del workshop si è svolta dal 18 al 22 giugno scorsi e si concluderà nel mese di settembre con la consegna degli elaborati. &lt;br/&gt;Nella settimana di giugno i primo due giorni sono stato impegnati per comunicazioni su temi disciplinari relativi allo studio ed all'intervento nei piccoli centri storici; il mercoledi siamo partiti in pulman per S. Stefano di Sessanio in provincia dell'Aquila dove abbiamo soggiornato per tre giorni facendo osservazioni e rilievi di elementi costruttivi ed architettonici in quel borgo medievale perfettamente conservato. &lt;br/&gt;Sono state possibili visite a piccoli cantieri di restauro e recupero e, grazie all'accoglienza della SEXTANTIO - società che gestisce attrezzature ricettive nel borgo - non sono mancate piacevoli serate conviviali. &lt;br/&gt;Nel complesso è stata un'esperienza utile e divertente, che ha consentito una prima presa di contatto con le problematiche del recupero e la rivitalizzazione del piccoli centri storici in via di abbandono.&lt;br/&gt;L'iniziativa ha interessato circa 25 studenti della laurea triennale e delle specialistiche che hanno lavorato a fianco degli studenti del Master in &amp;quot;Restauro architettonico e recupero della bellezza dei centri storici&amp;quot; diretto da Paolo Marconi, anch'essi coinvolti nello stesso workshop.</description>
			<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 11:26:00 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - restauro</category>
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			<title>museo archeologico al mandrione. recupero dell'antico basolato romano - anna chiara valentini</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Il progetto si presenta come un'iniziativa tesa a riqualificare, pur se in minima parte, l'area del Mandrione: in un lotto triangolare delimitato dal raccordo ferroviario e dall'acquedotto, colloco un museo archeologico ipogeo ricavato dal ripristino dell'antica quota romana (0.00), all'interno del quale vengono conservati i reperti trovati durante lo scavo archeologico. Il progetto quindi, inscritto nello spessore del suolo, quasi invisibile dalla quota di via del Mandrione (+7.30), è pensato come una vera e propria espansione del paesaggio e del percorso dell'antica strada romana. Tale museo, di circa 1750 mq, è un segno nel suolo, un edificio non definito dalla sua presenza o dalla sua materialità quanto, al contrario, dalla sua assenza, ed è attraverso un gioco di scavi, aperture, arretramenti o avvicinamenti verso l'acquedotto che il museo tenta, come il sito archeologico che lo circonda, di svelare l'invisibile. Le rampe/terrazzamenti  posizionate all'inizio di via del Mandrione, fanno scivolare lentamente il visitatore nello spessore del terreno, rendendo manifesti i diversi strati del suolo, tutto ciò mantenendo sempre la fascia di rispetto con l'acquedotto e il basolato romano.</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 15:02:45 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - progettazione architettonica</category>
		</item>
		<item>
			<link>http://architettura-opencms.xdams.net/opencms/opencms/Architettura/forward_from_rss.html?archivio=architetturaLavori&amp;sw_id=ARCH00000167</link>
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			<title>il recupero della bellezza - Paolo Marconi</title>
			<description>&lt;br/&gt;Il Recupero della Bellezza &lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Paolo Marconi&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Skira, Milano, 2005&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per Paolo Marconi, storico dell'architettura e architetto, il restauro è l'altro modo di fare Architettura: invece di creare oggetti nuovi e luccicanti (ma se non fossero anche belli li lasceremmo andare in rovina dopo pochi anni) egli recupera la bellezza del nostro patrimonio architettonico come il chirurgo estetico risana i suoi pazienti grazie all'anatomia, alla fisiologia, all'anamnesi e all'intervento sulla loro fisionomia.&lt;br/&gt;Marconi restaura i monumenti da quarant'anni e da venticinque è professore ordinario della disciplina: la sua esperienza lo autorizza a esporre e giudicare lo stato del restauro in Italia e a confrontarlo con lo stato della disciplina nel mondo.</description>
			<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 10:59:45 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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		</item>
		<item>
			<link>http://architettura-opencms.xdams.net/opencms/opencms/Architettura/forward_from_rss.html?archivio=architetturaLavori&amp;sw_id=ARCH00000168</link>
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			<title>l'architettura dei carmelitani scalzi in età barocca - saverio sturm</title>
			<description>&lt;br/&gt;L'architettura dei Carmelitani Scalzi in età barocca &lt;br&gt;&lt;br/&gt;Principii, norme e tipologie in Europa e nel Nuovo Mondo&lt;br&gt; &lt;br/&gt;Saverio Sturm &lt;br&gt;&lt;br/&gt;Gangemi Editore 2006 &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La ricerca di una regola normativa impostata secondo precisi principii di ordine ideale, poetico e funzionale determina - in quello straordinario tornante della storia europea coincidente con la transizione dal '500 al '600 - l'elaborazione delle tipologie dell'architettura carmelitana, in cui permangono valenze figurative classiche, oltre che la volontà di interpretare adeguatamente il misticismo neocontemplativo dei discepoli di Teresa d'Avila e Giovanni della Croce. In queste pagine vengono messe in luce le connessioni geografiche e storiche in cui tali principii, norme e tipologie si sono incarnati e sviluppati, per irradiarsi da un lato nell'universo coloniale latino-americano e mediorientale, dall'altro penetrando nel cuore delle nazioni europee fino a radicarsi profondamente nel tessuto sociale e religioso di quella Roma dove, secondo Fernand Braudel, &amp;quot;la storia e la geografia si incrociano&amp;quot; in una suggestiva stratificazione. E' qui che Bernini, in una sintesi prodigiosa, riesce a mettere in scena nella cornice architettonica della Cappella Cornaro momenti diversi dell'iconografia di santa Teresa, della sua storia, del suo mito. Dalla dialettica sinusoidale tra l'estrema concretezza dei problemi e delle scelte e l'astrazione delle forme e degli ideali scaturisce la genesi, nel profondo del vissuto spirituale dei Carmelitani, di questa particolare espressione dell'architettura barocca.</description>
			<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 11:06:35 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Conti Day Salus Per Aquam - Alessio Patalocco</title>
			<description>&lt;br/&gt;Il progetto prevede la realizzazione di un centro benessere di 90 metri quadri situati all'interno di una palestra. Una serie di scenari immaginari che evitano di riprendere i soliti temi inflazionati delle terme, fanno da contorno ad uno spazio comune in cui ci si incontra durante il percorso termale.&lt;br/&gt;Due sale massaggi si trovano al fianco dell'ingresso; una volta oltrepassate si apre alla visuale dell'utente lo spazio comune sul quale si affaccia una biosauna, un bagno turco, una vasca idromassaggio da 8 posti, due docce emozionali e un'area relax con due lettini.&lt;br/&gt;La biosauna, in legno di pino, è di sapore nordico e la cromoterapia cambia continuamente l'ambientazione della stessa grazie ad un sistema di fibre ottiche situate nel soffitto.&lt;br/&gt;Il bagno turco, rivestito interamente in bisazza e pietra nera, ha anch'esso una serie di fibre ottiche che si riflettono nel cielo color nero lucidato dalla resina.&lt;br/&gt;La vasca idromassaggio, bianca, è inserita all'interno di una struttura gradonata in pietra nera ed è sovrastata da un cielo stellato in led blu.&lt;br/&gt;Le due docce emozionali, rivestite in bisazza nera (all'esterno) e rosa (all'interno) si affacciano direttamente sull'area relax in cui un color pervinca ricorda le stoffe indiane mascherando gli elementi tecnici per il ricambio d'aria.&lt;br/&gt;Il gradino, costruito per alloggiare gli scarichi ed il ricambio d'acqua, costituisce l'elemento caratterizzante lo spazio comune insieme alla parete nera che fa perdere la percezione del confine.</description>
			<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 11:48:32 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - progettazione architettonica</category>
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			<title>+/- - Gruppo PRVS
Alessio Patalocco
Francesco Rengo
Emiliano Ricci
Nir Sivan
Daniele Verrecchia</title>
			<description>&lt;br/&gt;L'oggetto del concorso consisteva nel collegare l'area urbana di Magliano Sabina con il resto del territorio attualmente separato dall'autostrada A1 e dalla via Flaminia.&lt;br/&gt;Il progetto prevede la realizzazione di un ponte dalla forma fluida e dinamica in calcestruzzo liscio e dalla frma levigata dal dinamismo di cui è impregnato.&lt;br/&gt;Una sorta di parete curva in lamiera microforata con delle luci, posizionate immediatamente nel retro della stessa, diventa un segnale ben distinto e fortemente caratterizzato, lungi dall'idea di dover per forza utilizzare un linguaggio naturalistico per preannunciare un intervento ecosostenibile.&lt;br/&gt;Il resto del progetto prevede la creazione di una passeggiata che porta fino al fiume e che si svolge lungo un acquedotto in disuso.&lt;br/&gt;Questa passeggiata è costituita da una articolata pezzatura di diversi terreni e di diverse essenze tra cui anche alberi da frutto e spazi verdi lasciati a prato o a fiori di campo.&lt;br/&gt;In fondo alla passeggiata una darsena conclude il percorso ritornando all'acqua.</description>
			<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 12:00:22 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - progettazione architettonica</category>
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			<title>piccoli gesti per grandi pensieri, &lt;br&gt; laboratorio internazionale di auto-costruzione - a cura di piergiorgio rossi</title>
			<description>&lt;br/&gt;Piccolo e grande, vicino e lontano, locale e globale: termini dialettici che possono essere osservati, studiati, interpretati e sperimentati attraverso un laboratorio di auto-costruzione. Le Facoltà di Architettura e di Ingegneria di Mendoza e la Facoltà di Architettura di Roma Tre hanno organizzato per il secondo anno consecutivo un'iniziativa di sperimentazione tecnologica (ed ovviamente progettuale) centrata sulla realizzazione di un manufatto architettonico innovativo. Il laboratorio del 2007 è dedicato alla costruzione di una copertura leggera (una struttura ibrida, ovvero un guscio sottile reticolare, stabilizzato da elementi tesi) per l'ombreggiatura di una piazza a Maipù, Mendoza.&lt;br/&gt;Piccolo può essere ritenuto lo sforzo, il lavoro che vede impegnato un gruppo di studenti argentini e italiani per due settimane. Grande è invece l'esperienza culturale e didattica che gli stessi studenti ottengono dal fare, del costruire con le proprie mani un manufatto architettonico, confrontandosi con la stabilità. la resistenza, il vento, la temperatura dell'aria, l'irraggiamento solare. Ancora, piccoli e semplici sono i pezzi che si possono manipolare senza attrezzature, investimenti ed organizzazione imprenditoriale. Eppure il manufatto può raggiungere dimensioni se non grandi per lo meno ragguardevoli, utilizzando geometrie iterative che generano superfici tridimensionali (a doppia curvatura), capaci di circoscrivere un ampio spazio con il minimo di risorse possibili. Basta aggregare aste o triangoli che trovano nella solidarietà, e nella continuità una ragione costruttiva e, nello stesso tempo, un comportamento strutturale particolarmente efficiente.&lt;br/&gt;Vicine sono le persone che lavorano insieme anche quando provengano da paesi lontani. Ma la vera lontananza che merita attenzione è quella storica e culturale, perché carica di potenzialità e di suggestioni. In cantiere, nel luogo del fare, la vicinanza è massima perché legata a gesti che non hanno bisogno di essere tradotti o interpretati: fare un buco, sezionare una tavola, tendere un cavo sono gesti concettualmente uguali in Amazzonia e nella Silicon Valley, nella preistoria e, con tutta probabilità, nei secoli a venire. Possono essere invece molto distanti le motivazioni del fare a seconda che si operi per sopravvivere, per conoscere sperimentando, per rispondere ad un'istanza commerciale, per risparmiare lavoro, per integrare gruppi sociali emarginati.&lt;br/&gt;Locale è sicuramente il laboratorio di auto-costruzione che si svolge in uno spazio urbano ed in due settimane determinate, così come globale è il significato di un accordo di cooperazione universitaria, che desidera gettare un piccolo ponte tra America ed Europa. Al luogo appartiene il manufatto costruito anche quando questo possa essere smontato, trasportato e rimontato da un'altra parte. Le risorse utilizzate per costruirlo sono invece tratte dalla natura nella sua globalità, indipendentemente dalla puntuale localizzazione delle fonti di approvvigionamento. Ridurre l'ammontare di risorse per la costruzione significa perseguire un obiettivo globale, indipendentemente dai limiti, vincoli e localizzazione del singolo evento. L'uso di materiale riciclato rientra a pieno titolo tra i criteri per abbattere localmente i costi ambientali globali del costruire e del produrre. Hanno però anche una ulteriore valenza locale in una regione dove i cartoneros rappresentano una componente sociale con una identità culturale ed economica. La sfida è quella di operare in settori, che il sistema produttivo ritiene trascurabili, adattando tecnologia e progetto alla povertà, invece che al profitto.</description>
			<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 10:35:38 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Workshop Roma-Weimar 13-21 ottobre 2007 - a cura di Alessandro Giangrande, Elena Mortola</title>
			<description>&lt;br/&gt;Un Workshop internazionale per una nuova visione dell'area dell'Università di Weimar per il giubileo del Bauhaus.&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&amp;quot;E' arrivato il momento di visitare il sito, lentamente e con attenzione. Che cosa c'è di pregio e di valore, e dove si trova? Cosa c'è che non va? Cosa deve essere rimesso a posto urgentemente? Che cosa c'è di potenzialmente valido che può essere trasformato in qualcosa di straordinario con minimo dispendio di energie e risorse &amp;quot;. Queste domande fatte all'inizio del workshop portano direttamente al quesito centrale: come può essere riqualificata la zona trascurata del campus universitario dietro &amp;quot;i cubi&amp;quot; e ristrutturata come un insieme architettonico di pregio?&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Su questo tema è stato organizzato dalla cattedra di Informatica nell'Architettura (InfAR) un workshop di una settimana, prologo all'attuale tema del semestre &amp;quot;atelierhaus.er&amp;quot;.&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Studenti provenienti da Roma, Praga e Azerbaijan, insieme agli studenti di Weimar hanno studiato l'area a sud dei due cubi esistenti. I partecipanti hanno analizzato l'area utilizzando un metodo portato avanti da C. Alexander nel suo ultimo lavoro &amp;quot;La natura dell'ordine&amp;quot;, dove porta avanti il suo pensiero già espresso nel Pattern Language e in altri scritti. Si può gestire un progetto urbano utilizzando una procedura costuita da passi metodologici precisi e rigorosi, già sperimentati peraltro da Alexander in diversi contesti? La prof.ssa Elena Mortola, il prof. Alessandro Giangrande dell'università di RomaTre ed il prof. Dirk Donath di InfAR hanno gettato le basi per l'applicazione di questa procedura attraverso lezioni introduttive.&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&amp;quot;http://www.tipus.uniroma3.it/workS_ro-we07/roma-weimar07.html&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; class=&amp;quot;link_esterno&amp;quot;&gt;http://www.tipus.uniroma3.it/workS_ro-we07/roma-weimar07.html/&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 10:30:17 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>workshop: edificio in materiali ultraleggeri per servizi, colosseo, roma - a cura di Paolo Desideri</title>
			<description>&lt;br/&gt;L'esercitazione prevedeva il progetto di un edificio di 400 mq in cartone o materiali ultraleggeri analoghi.&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Scuola di architettura esterna:&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Waterloo University (Canada)&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;docenti invitati:&lt;br&gt;&lt;br/&gt;prof. arch. Lorenzo Pignatti; arch. Maria Mascarucci; prof. ing. Loris Manfroni; prof. arch. Luigi Franciosini&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Tutors della Waterloo University:&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Beatrice Bruscoli, Tracey Winton, Federica Morgia, Sandrina Dumitrascu, Farid Noufaily&lt;br&gt;&lt;br&gt;fotografie di Chiara Possenti</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 17:47:08 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>sui letti del fiume - corso di arte civica_stalker - osservatorio nomade</title>
			<description>&lt;br/&gt;Il 21 giugno 2007 sulle sponde del Tevere si è concluso il corso di Arte Civica che ha festeggiato lavoro di ricerca svoltosi nel II semestre partecipando allo sleep out promosso da Stalker - Osservatorio Nomade, Comunità Calderasha di Saxa Rubra e dal Campo per la Pace Ebraico. &lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il corso che si svolge in forma peripatetica tra le pieghe della città, è particolarmente attento alle potenzialità civiche dell'arte pubblica, e si è articolato in una parte teorica in cui sono state analizzate le pratiche estetiche adottate dagli artisti dalle avanguardie storiche fino alle più attuali esperienze della public art internazionale, e da una parte pratica costituita da camminate lungo il fiume di Roma. La lunga camminata partita il 15 marzo da Ostia e Fiumicino è arrivata a Settebagni percorrendo entrambe le sponde del Tevere con il fine di conoscere e testimoniare le condizioni di vita negli habitat informali, sorti lungo il fiume negli ultimi anni. In questi tre mesi abbiamo scoperto un universo molto diversificato, incontrato centinaia di persone, ascoltato le loro storie, compreso le loro richieste e i loro desideri, per immaginare nuove possibili forme di abitare. Il lavoro svolto fin ora porterà alla realizzazione di un &amp;quot;Atlante dell'abitare sul Tevere&amp;quot;.&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&amp;quot;http://suilettidelfiume.wordpress.com/&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; class=&amp;quot;link_esterno&amp;quot;&gt;http://suilettidelfiume.wordpress.com/ &lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 13:09:54 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Festival della Scienza 2007 - Genova - Esperimenti matematici -</title>
			<description>&lt;br/&gt;Esperimenti matematici: dei moltiplicatori di curiosità&lt;br&gt;&lt;br/&gt;In matematica, la curiosità spesso porta ad un nuovo risultato: a sua volta questo punto di arrivo, ben compreso, o anche solo intuito, è quasi sempre fonte di nuove curiosità.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In questa mostra, di oggetti reali e virtuali proponiamo di alimentare questa curiosità tramite l'utilizzo di elementi già noti per trovarne di nuovi, più complessi ed a volte inaspettati.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Accanto ad oggetti da manipolare, progettati per l'occasione, il pubblico troverà tre nuovi software interattivi: due sviluppati da Gian Marco Todesco ed uno in collaborazione con la Digital Video S.p.a. (www.toonz.com) nell'ambito del Progetto Lauree Scientifiche (sezione del Lazio). In tutti i casi, le mani realizzeranno esperimenti che speriamo moltiplicheranno la curiosità.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La mostra è realizzata da :&lt;br/&gt;Università Roma Tre:&lt;br/&gt;Laboratorio di Matematica,&lt;br/&gt;Facoltà di Architettura&lt;br/&gt;e Dipartimento di Matematica.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Curatori: Corrado Falcolini, Paola Magrone, Laura Tedeschini Lalli, Gian Marco Todesco.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In collaborazione con: Fabrizio Bonatti, Elisa Conversano, Alessandro Faiella, Pamela Ferri (gruppo di ricerca Zamuva), Pierluigi Gallina, Francesca Leonori, Daniele Presutti, Irene Scorza.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Installazioni multimediali: Stefano Converso&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;Allestimento di Alessandra Carlini&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Lo spazio espositivo principale è una lunga sala quadrangolare, con tre pilastri al centro e soffitto a volte, organizzata secondo due gallerie parallele per mezzo di pareti in tamburato di legno: i due ambiti risultano fortemente orientati, compressi, prospettici, si colgono in un tempo unico. &lt;br/&gt;Gli oggetti in mostra sono riconducibili a due categorie. &lt;br/&gt;Alcuni, vanno apprezzati in movimento, camminando sopra e tutt'intorno, come nel caso delle videonstallazioni a terra. &lt;br/&gt;Altri, devono essere osservati e manipolati da fermi, stando in piedi, utilizzando un piano di lavoro. &lt;br/&gt;Il progetto architettonico lavora quindi sullo spazio longitudinale cercando di rallentarne la percezione spaziale.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il progetto propone un sistema di elementi allestitivi in grado di riconfigurare gli spazi costruendo una sequenza di ambiti misurabili che rallentano la percezione spaziale lungo le gallerie. Si passa quindi da due spazi simultanei, a due spazialità ritmate, scandite dal tempo di percorrenza e dalla successione degli elementi lungo il percorso. &lt;br/&gt;In particolare la prima galleria ospita le videinstallazioni a terra di pavimenti romani ricostruiti e animati secondo la teoria matematica delle tassellazioni del piano. In questo caso lo spazio longitudinale della galleria viene rallentato dall?installazione di due &amp;quot;velari&amp;quot; sospesi che alludono ad una sequenza di &amp;quot;stanze&amp;quot;, ognuna delle quali accoglie una proiezione a terra. &lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La seconda galleria accoglie invece una serie di oggetti eterogenei per materiale, dimensioni, colore con il rischio di produrre un effetto disordinato, caotico, poco accattivante, davanti al quale passare distrattamente senza soffermarsi sulla singola esperienza. Lo scopo dell'intervento allestitivo è quindi di mettere a sistema tutti gli oggetti. Le condizioni spaziali suggeriscono la strutturazione di una sezione asimmetrica della galleria, organizzando i piani orizzontali di lavoro lungo una delle due pareti in tamburato, accostandoli uno all'altro in modo da raccoglierli in un corpo unico. Lo sguardo è quindi rallentato dall?installazione di un sistema di lunghi &amp;quot;stendardi&amp;quot; verticali, ciascuno dei quali sottolinea e identifica una postazione di lavoro, ponendosi sul piano percettivo, come elemento unificatore.&lt;br/&gt;A definire una meta percettiva di questo spazio longitudinale, l?installazione di una proiezione su plasma, sul quale vengono animate alcune superfici da costruire interattivamente su computer.&lt;br/&gt;Sulla testa di questa seconda galleria trova spazio una nicchia che accoglie alcuni oggetti trasparenti, realizzati in plexiglass (&amp;quot;I poliedri e i loro duali&amp;quot;). Al contrario degli altri, questi modelli risultano piuttosto fragili quindi si decide di impedirne la manipolazione da parte dei visitatori: vengono organizzati su fondo rosso, in una condizione di penombra, posti su piedistalli in legno scuro e illuminati puntualmente dal basso in modo da accentuarne il valore plastico.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Un ulteriore spazio allestitivo è una stanza quadrangolare dalle dimensioni molto compresse, ma dalle proporzioni interessanti: appena 3,50x3,00 metri in pianta per un'altezza di circa 5,50. Da qui l'idea di &amp;quot;foderare&amp;quot; la parete con una serie di pannelli che ripropongono i diciassette gruppi di tassellazione del piano a partire dallo stesso motivo di base: una sorta di &amp;quot;studiolo&amp;quot;, dalla forte tensione verticale, misurato e costruito intorno alla videoinstallazione a terra (&amp;quot;Costruisci il tuo pavimento&amp;quot;).</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 11:49:57 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Conception design of a new residence for Erasmus students in Rome - Giuliano Di Pilla</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Il progetto si attesta lungo la via Ostiense, a ridosso dell'ex centrale elettrica Montemartini, sede attuale dei musei capitolini.  Il lotto, diventato improvvisamente sgombro dalle unità edilizie che lo occupavano, poneva il delicato problema di come &amp;quot;supplire&amp;quot; ciò che aveva caratterizzato per anni quel luogo. Il gesto di sostituire un componente elettronico come un modulo RAM su una scheda madre interpreta astrattamente quello che si è realizzato nell'area: tre moduli distinti che mantengono morfologicamente la suggestione iniziale e vanno a sostituire, appunto,  le unità mancanti. Tre grandi portali che, con effetto caleidoscopico, conduco all'interno del lotto, accompagnando il visitatore attraverso l'esperienza mutevole di varcare le soglie ideali così definite. Ed è solo reiterando questo processo che è stato possibile negare una rigida demarcazione tra interno ed esterno, tra dentro e fuori. Un'architettura plastica, fatta di pieni, di vuoti, di luci ed ombre, che ha il pregio di creare introspezioni spaziali sempre diverse. Il tutto in prismi completamente traslucidi, animati dal ritmo serrato dei moduli Uglass che li rivestono, che, colpiti dalla luce, rendono l'intero complesso quasi immateriale e seduttivo. Un filtro che diffonde la luce all'interno con grande morbidezza regalando colori e &amp;quot;sensazioni&amp;quot; diverse nell'arco della giornata e che si anima anche di sera, quando, per l'illuminazione artificiale interna, assume l'aspetto di un' enorme &amp;quot;lanterna&amp;quot; di luce diffusa.</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 11:58:45 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>Second Life -</title>
			<description>&lt;br/&gt;Evolving Italian Design è il titolo della mostra che gli studenti progettano nel corso 2007/08.&lt;br&gt;&lt;br/&gt; Il corpo docente, al fine di sperimentare le potenzialità che SL rende disponibili, ha realizzato una versione virtuale dello spazio architettonico in cui gli studenti progettano la mostra. &lt;br&gt;&lt;br/&gt;Second Life costituisce un ulteriore e differente strumento per i progettisti, sicuramente più potente dei modelli digitali navigabili fino ad ora realizzabili. La novità suggestiva è costituita dall'alter ego (avatar) attraverso il quale è possibile muoversi all'esterno ed all'interno degli spazi architettonici, cambiare angolazioni visuali, simulare il volo, scattare fotografie, compiere azioni e naturalmente interagire con altri avatars presenti in quegli spazi.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Agli spostamenti normali come il camminare avanti e indietro, a destra o a sinistra, girare la testa e zoomare porzioni dell'ambiente, è possibile trasferirsi nello spazio (in modo velocissimo attraverso una funzione di teleport) raggiungendo altre costruzioni realizzate da altre entità.  &lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il lavoro in progress consiste nel realizzare in SL copia dei risultati, progressivamente conseguiti, dagli studenti del corso.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Materialmente, dopo aver acquisito il know-how necessario con delle prove, è stato chiesto ed ottenuto per tale lavoro ospitalità all'interno della versione in SL del Palazzo della Civiltà del Lavoro che la &amp;quot;Fondazione Valore Italia&amp;quot; http://www.valore-italia.it/IT/ entità del Ministero dello Sviluppo Economico, ha realizzato e gestisce con grande solerzia. &lt;br&gt;&lt;br/&gt;L'iniziativa con i suoi sviluppi è stata presentata, tra l'altro, nel lunedì dell'architettura del 26 novembre all'In-Arch.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Prof. arch. Paolo Martegani&lt;br/&gt;Archh. Mauro Corsetti, Chiara Lucarini, Alessandro Mangione</description>
			<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 12:37:04 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<link>http://architettura-opencms.xdams.net/opencms/opencms/Architettura/forward_from_rss.html?archivio=architetturaLavori&amp;sw_id=ARCH00000179</link>
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			<title>Musei. Manuale di progettazione - Giovanni Longobardi</title>
			<description>&lt;br/&gt;Collana TecnoTipo diretta da Francesco Cellini e Mario Panizza&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Gruppo Mancosu Editore, Roma 2007&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ogni anno non meno di cento musei vengono aperti al pubblico: molti di questi, fin dal loro nascere, raggiungono la notorietà presso il grande pubblico per il prestigio delle istituzioni, la fama dei progettisti e gli enormi investimenti impiegati per costruirli. Da circa trent'anni - si può dire dall'apertura del Beaubourg nel 1977 - l'ascesa globale del museo non conosce soste, e lo pone non solo al centro di manifestazioni mediatiche, ma anche di più durature e consistenti operazioni di rinnovo urbano.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Come può essere definito, nella condizione odierna, un museo da manuale- L'interrogativo è difficile perché gli scopi tradizionali del museo - conservare ed esporre oggetti, accogliere pubblico - si incrociano con la globalizzazione dei fenomeni artistici e dei linguaggi dell'architettura, con l'interesse economico per la cultura e con la dilatazione dello spazio turistico; tutte questioni di fronte alle quali non è possibile proporre semplici soluzioni preconfezionate.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il volume è articolato in sei sezioni monografiche che possono essere lette separatamente, ma concatenate da nessi logici che danno conto della complessità del tema.</description>
			<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 14:34:15 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Form and consequence in urban design - a cura di Noah Raford, Stefano Converso</title>
			<description>&lt;br/&gt;Docente responsabile&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Prof. Francesco Cellini&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Docente invitato&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Noah Raford (Space Syntax, MIT)&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Tutor&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Arch. Stefano Converso &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Architetti invitati&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Arch. Eugenio Cipollone, Arch. Massimo Acito&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il workshop si è occupato di sperimentare il metodo di analisi urbana e progettazione degli spazi pubblici proposto dal gruppo di Space Syntax per monitorare l'impatto della nuova fermata &amp;quot;Nievo&amp;quot; della linea D della Metropolitana di Roma.&lt;br/&gt;Dopo una prima fase di analisi del contesto urbano sulla base del monitoraggio dei flussi pedonali in tutta l'area urbana circostante, gli studenti hanno progettato nuovi spazi pubblici legati all'insediamento di una stazione  nello spazio verde sulle pendici della collina tra piazza Ippolito Nievo e il quartiere di Monteverde.&lt;br/&gt;Tutto il lavoro progettuale è stato verificato e condotto mediante una serie di strumenti software introdotti durante il workshop, che vanno dalle funzioni base di mapping di Google Maps fino alle analisi con mappe assiali condotte dal docente con il software dedicato Depthmap, sviluppato da Space Syntax in collaborazione con lo UCL di Londra, che è disponibile per il download degli studenti dal sito del workshop.&lt;br/&gt;Per maggiori informazioni: &lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href=&amp;quot;http://archinet.uniroma3.it/lab1s/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=12&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; class=&amp;quot;link_esterno&amp;quot;&gt; workshop&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href=&amp;quot;http://archinet.uniroma3.it/lab1s/archivi/wshop_ssx/pres1024/saturday%20final_for_Web.html&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; class=&amp;quot;link_esterno&amp;quot;&gt; lavori degli studenti&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 14:06:55 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>La Villa di Livia: Parco archeologico e la sua riconnessione al quartiere - Veronica Corigliano</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;La mia tesi riguarda la riqualificazione del quartiere di Prima Porta, sito nella periferia nord di Roma, nei pressi del  Tevere. Su una rupe che si affaccia sulla piazza principale (Piazza Saxa Rubra) sorge un'antica Villa Romana, la Villa di Livia Drusilla. Il mio progetto pone al centro la riconnessione di queso sito al quartiere per dargli un nuovo valore. Perciò realizzo un parco archeologico nel quale si integrano diversi spazi tematici (il giardino delle Statue, il bosco, lo spazio ludico, la passeggiata delle robinie, etc..). Gli scavi con le nuove attrezzature ed il percorso didattico il quale attraversa anche il Frutteto con i tre spazi dell'otium che si impianta sul terreno dove era il Giardino imperiale ed ad esso e algli affreschi delle sale sotterranee si ispira. I nuovi percorsi, che nascono da quelli romani, divengono l'ossatura del parco. Uno di questi diviene il nuovo museo, ipogeo per non impedire al visitatore la vista della villa. Il museo si colloca con grande rispetto nei pressi della strada Romana e raccoglie i reperti del sito e della vicina Torre di Orlando (1200 .ca). Anch'essa inserita nel percorso di visita attraverso la costruzione di un ponte pedonale che collega il parco archeologico al parco della Torre. Anche la piazza viene rinnovata creando nuovi spazi pedonali che danno risalto alla collina tufacea, non più oppressa dallo spazio circostante ma protagonista del luogo, come era nell'antichità.</description>
			<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 10:58:09 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>La casa al cubo - a cura di bruna kohan</title>
			<description>&lt;br/&gt;LA CASA AL CUBO_ bruna kohan&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Il seminario ha come oggetto la realizzazione di un cubo che tenga conto delle relazioni tra &lt;b&gt;&lt;em&gt;corpo&lt;/b&gt;&lt;/m&gt;, &lt;b&gt;&lt;em&gt;pelle&lt;/em&gt;&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;&lt;m&gt;struttura&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;. Si articola in due fasi: la &lt;b&gt;&lt;em&gt;costruzione&lt;/em&gt;&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;&lt;em&gt;manipolazione del cubo&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;. &lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;La prima fase consiste nella costruzione di un volume cubico delle dimensioni 24x24x24cm, da dividere in 9 quadrati delle dimensioni di 8 cm ciascuno. Il volume dovrà considerare al suo interno quattro condizioni caratterizzanti: &lt;b&gt;&lt;em&gt;entrata/uscita&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;&lt;em&gt;verticale/orizzontale&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;&lt;em&gt;stare/muoversi&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;&lt;em&gt;salire/scendere&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;.&lt;br/&gt;La qualità dello spazio immaginato dovrà essere assimilabile a una delle seguenti tipologie: &lt;b&gt;lo spazio TALPA/lo spazio UCCELLO&lt;/b&gt;. Mentre lo spazio TALPA fa riferimento ad un luogo ipogeo dove la materia è densa, opaca e l'ingresso di luce è misurato; lo spazio UCCELLO fa riferimento ad un luogo sospeso, leggero dove la materia è trasparente e la luce è intensa.&lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;La seconda fase propone la costruzione di un nuovo cubo (a partire dal volume costruito nella prima fase) mantenendone le stesse dimensioni e sperimentando diverse trasformazioni tramite operazioni legate al movimento. Le operazioni previste possono essere: &lt;b&gt;&lt;em&gt;la rotazione&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;&lt;em&gt;l'addizione&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;&lt;em&gt;la moltiplicazione&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;&lt;em&gt;la vibrazione&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;; &lt;b&gt;&lt;em&gt;la sequenza&lt;/em&gt;&lt;/b&gt;. &lt;br/&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Alla fine del corso dovranno essere consegnati i 2 plastici elaborati nelle dimensioni richieste, corredati con 2 tavole in formato A3 per ciascun modello. Le tavole conterranno gli elaborati grafici di base utili a descrivere il processo di analisi, costruzione e manipolazione degli oggetti realizzati.</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 17:54:49 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>cimitero e parco archeologico al mandrione - Paolo Diglio, Maurizio Papa</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Quello dell'architettura e del paesaggio funebre è un tema che se affrontato oggi nella nuova progettazione non può prescindere dal passato, dalle tipologie antiche, dalla sensibilità con cui gli antenati hanno trattato la morte.&lt;br/&gt;Il Mandrione è un un cuneo rurale tagliato dagli acquedotti e dalle consolari, incontro tra l'agro romano e lo sviluppo della città; è un luogo ricco di testimonianze della tradizione funeraria romana che suggerisce immagini di piranesiana memoria legate al paesaggio funerario romantico.&lt;br/&gt;Queste suggestioni hanno portato alla progettazione di un nuovo cimitero che come le necropoli etrusche trova nella matericità e nella terra la sua prerogativa. Un cimitero che sposa quel carattere proprio della tradizione latina che vedeva nella natura e nella terra lavorata dall'aratro una metafora della morte.&lt;br/&gt;Nello spazio dilatato tra via del Mandrione e l'acquedotto i soli solchi incisi nella terra costituiscono il cimitero. A livello ipogeo si aprono camere sepolcrali che si susseguono come le tombe a dadi di Cerveteri, colombari che guardano l'acquedotto, corti di servizio a tutt'altezza che ricordano le tombe a fossa di Populonia. Le uniche emergenze che tentano di rivaleggiare con il paesaggio sono i volumi puri degli edifici di culto, memoria dei sepolcri lungo le consolari, elevati a totem che misurano lo spazio.&lt;br/&gt;Si vuole rievocare così quella maniera antica di concepire lo spazio funerario quando anche i vivi passeggiavano nel verde ricordando i propri morti.</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 10:24:28 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - progettazione architettonica</category>
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			<title>Industria di cinema. Facoltà di scienze e tecnologie della produzione artistica a Terni - Giulio Tarquini</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;-Contesto: Terni. Città caratterizzata dall'industria. Alternanza nel tessuto urbano di zone frammentate (città), e zone compatte e dilatate (macrostrutture industriali).&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-Sito: Area delle Ex officine Bosco. La riconversione delle aree industriali dimesse è tematica nodale dello sviluppo urbano e produttivo della città.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-Concetto: &amp;quot;Da industria dei prodotti, a industria culturale&amp;quot;. Scelta di un intervento che rafforzi questa tendenza evolutiva intrapresa dalla città.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-Tema: Campus universitario comprendente facoltà/centro sperimentale di scienze e tecnologie della produzione artistica, alloggi per studenti e centro sportivo coperto. Inseribile in una filiera produttiva del cinema già presente nella città.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-Tipologia d'intervento: Riproposizione della macrostruttura industriale preesistente.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-Morfologia: Studio della conformazione degli edifici industriali. Schematizzazione di questi in due parti: 1Corridoi. Navate alloggianti gli ambienti produttivi. 2Lamine metalliche. Grandi coperture che sovrastano tali ambienti. Nel progetto è riproposto tale dualismo. Corridoi: stecche materiche alloggianti le varie funzioni servite da un corridoio centrale libero. Lamine metalliche: &amp;quot;cappelli&amp;quot; sugli ambienti sottostanti, piegati e tagliati in base alle esigenze di spazio ed illuminazione.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;-Funzioni della facoltà: L'intervento serve la città anche al di fuori degli orari universitari. Cinema, teatri di posa, aula magna e laboratori sono isolabili ed utilizzabili indipendentemente.</description>
			<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 11:23:20 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>Complesso teatrale polifunzionale per la città di Montalto di Castro - Tiziano Grossi</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Lo spunto progettuale deriva da una necessità urbana: il comune di Montalto di Castro indice un concorso di scala internazionale; una competizione di idee volta ad elevare culturalmente e socialmente la città stessa; un nuovo teatro, biglietto da visita per la sua collocazione e per la qualità architettonica richiesta. Il progetto si sviluppa attraverso un percorso territoriale più complesso rispetto a ciò che prevedeva il concorso; invece di limitarsi al semplice lotto triangolare che insiste sulla zona ex Esso, si ramifica, abbracciando in una naturale connessione le porzioni di terreno circostanti libere o risolte solo in parte. La volontà è quella di creare un sistema unico che armonizza il dialogo tra porzioni di città ancora non educate al dialogo tra loro e con i potenziali utenti; nel tentativo di ricucire una sfrangiatura interna dovuta ad un utilizzo limitante della zona, alla Castrense come ostacolo fisico per la città e ad un uso improprio e approssimativo dello strumento urbanistico (previsioni errate e dimensionamenti ingenui). Per questi motivi ho deciso di integrare il teatro (tema originale di concorso) in un sistema più completo e articolato di funzioni capaci di soddisfare le reali esigenze dei cittadini e delle realtà urbane appartenenti allo stesso nucleo provinciale; il tutto incorniciato da una veste organica, un gesto naturalistico, che riprende le forme delle campagne montaltesi e le riporta, come naturale autoprolungamento, all'interno del tessuto urbano.</description>
			<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 17:12:47 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>Ercolano e la Villa dei Papiri. Archeologia, città e paesaggio - a cura di Vieri Quilici e Giovanni Longobardi</title>
			<description>&lt;br/&gt;Collana Siti e paesaggi diretta da Francesco Ghio&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Alinea Editrice, Firenze 2007&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La questione dello scavo archeologico all'interno delle aree urbane pone seri problemi di interferenza delle opere materialmente invasive, in particolare di quelle a cielo aperto, con i tessuti esistenti. Nell'ottica di una gestione integrata del patrimonio di beni presenti in un territorio storicamente stratificato si rende quindi necessario procedere a un'attenta valutazione di ciò che tali interferenze possono comportare.&lt;br/&gt;Il tema della continuità dei ritmi di vita dell'ambiente abitato si intreccerà necessariamente con quello dell'acquisizione di nuove conoscenze storiche. Il riferimento che si renderà necessario sarà allora quello della conservazione dei caratteri identitari di un paesaggio urbano inclusivo, dove all'archeologia sia attribuito il ruolo di presenza viva nel vivo stesso dei tessuti e dove storia, città e natura si integrano strettamente. Come per Ercolano, che di tale integrazione può diventare un caso esemplare.</description>
			<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 12:36:49 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Roma capitale senza centro - vieri quilici</title>
			<description>&lt;br/&gt;Officina Edizioni, Roma 2007&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La singolare anomalia riguardante Roma è quella di trovarsi ancora oggi, a più di un secolo dall'essere divenuta capitale italiana, senza un nuovo &amp;quot;centro&amp;quot;, senza una centralità, chiaramente riconoscibile come moderna, nel senso che a questo termine si può attribuire in riferimento alle altre capitali europee.&lt;br/&gt;Il libro intende verificare se l'anomalia, le cui origini vanno ricercate nei tempi lunghi della storia urbana post-unitaria e ancor prima, possa costituire un limite insormontabile nel giocare un ruolo di capitale di rango europeo.&lt;br/&gt;Si tende in ultima analisi a interrogarsi - partendo da basi storiche, ma anche con un particolare interesse rivolto alle prospettive progettuali - se oggi, mentre la diffusione metropolitana della &amp;quot;città esplosa&amp;quot; sembra ancor più allontanare la possibilità di rincorrere i tempi perduti della trasformazione moderna, la posta in gioco debba intendersi definitivamente persa. Ovvero se proprio la nuova confusa condizione &amp;quot;ambientale&amp;quot; non offra un'inestimabile riserva di risorse, tale da poter prefigurare un assetto territoriale del tutto originale e, rispetto al tema trattato, alternativo ai modelli classici, europei e occidentali.</description>
			<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 12:51:45 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Franco Corossacz, Disegni di architettura - a cura di Walter Ameli e Flora Ricordy</title>
			<description>&lt;br/&gt;Kappa 2007&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Scritti di Vieri Quilici, Maurizio Clarotti, Maurizio Ranzi, Ghisi Grütter, Pasquale Santoro&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Questa pubblicazione illustra il lavoro e la ricerca di un architetto che ha operato in una fase storica di grandi trasformazioni culturali e tecnologiche che hanno caratterizzato l'architettura di questi ultimi anni. La sua opera ha spaziato in vari campi della professione, dalle grandi opere alle piccole ristrutturazioni, dalle commesse pubbliche a quelle private, dal design all'arte. Il lavoro di un professionista, non un teorico, non un semplice operatore tecnico, ma un architetto fuori dagli schemi, che consente di percorrere un viaggio nel mondo della professione architettonica della seconda metà del Novecento, raccontandolo attraverso lo strumento del disegno che illustra opere e progetti nelle diverse fasi di realizzazione, dagli schizzi preliminari ai dettagli esecutivi. Questa raccolta dei lavori di Franco Corossacz contiene sia le testimonianze di alcuni artisti e architetti che hanno conosciuto e lavorato con lui come Ninì Santoro, Maurizio Ranzi e Maurizio Clarotti, sia saggi che inquadrano criticamente la sua opera. Lo scritto di Vieri Quilici costituisce una testimonianza storica che inquadra i &amp;quot;favolosi anni ?60&amp;quot;, nei quali sia Vieri sia Franco hanno operato, quale momento culturalmente vivace della cultura italiana nel tentativo di affrancamento dalla retorica accademica verso la creazione di un linguaggio moderno per adeguare le forme dell'ambiente urbano, delle architetture e degli oggetti al cambiamento di un mondo che si trasformava rapidamente. Lo scritto di Maurizio Ranzi è un'affettuosa testimonianza degli anni degli studi universitari, un testo da lui dedicato a Corossacz e già pubblicato in &amp;quot;L'arco di Giano&amp;quot; n. 3 del 1993. Il saggio di Ghisi Grütter analizza gli schizzi di progetto di Corossacz riferendosi contemporaneamente ai disegni di tutta una generazione di architetti cosiddetti &amp;quot;generalisti&amp;quot;, cioè di quelli in grado di affrontare tematiche &amp;quot;dal cucchiaio alla città&amp;quot;, mediante il metodo del disegno in cui si riscontrano sia la compresenza di scale differenti, sia di svariati strumenti e tecniche di rappresentazione. Con l'avvento del disegno informatico diventano sempre più preziose le testimonianze grafiche come quelle lasciate da Franco Corossacz che costituiscono le memorie storiche di un linguaggio artistico, nostro patrimonio culturale.</description>
			<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 11:58:22 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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			<title>Centro polifunzionale metropolitano al Mandrione - Aldo Sollazzo</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Passi misurati, giunti dal basolato grigio di vie antiche. Risalgono per le ombre lunghe del Parco dell'Appia, seguendo le orme di contadini e re. S'arrestano nel Parco delle Tombe Latine, omaggiandone i lutti remoti. Ancora Passi. Marciano lungo un nuovo percorso, che segue le tracce dei tratturi, che qualcuno, un tempo, ha battuto. Innanzi, ancora lontano, ma visibile, sta. Imponente. Maestro. L'acquedotto Claudio. Procedendogli incontro il percorso piega verso il basso. Penetra nel terreno e, all'improvviso, piega. Siamo all'interno della biblioteca. La grande Aula è invasa da una luce morbida, calda, che si fa strada tra i tagli nella copertura. Come in una caverna, le travi sono protese verso il terreno,  simili a stalattiti. Oltre il perimetro vetrato, che circonda la sala, è visibile lo scavo e il suo tufo poroso. Lo spazio interno si  articola in una successione di piattaforme, stratificazioni architettoniche delle funzioni della biblioteca. Ognuna di esse conserva un sapere, un linguaggio. Giunti all'ultima ricomincia la risalita. Di nuovo Passi. Fino al museo. Qui la luce si converte in una lama continua che circonda il perimetro. Nella corte interna troviamo di nuovo la luce del Sole. La salita procede lungo nuove piattaforme. L'esposizione della mostra è disposta lungo un percorso che non torna mai su se stesso. Terminata la visita resta l'ultima salita. Verso di Lui e le sue pietre. Oppure l'ultima discesa. Verso la metropolitana e le sue facce.</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 10:13:28 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - progettazione architettonica</category>
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			<title>Piazza della Chiesa Nuova e il complesso filippino. Definizione del principale nodo urbano fra le vie Papalis e Peregrinorum - Chiara Centracchio, Elisa De Rosa</title>
			<description>storia della città e del territorio&lt;br/&gt;Il nostro studio, basandosi sull'analisi del patrimonio immobiliare della Congregazione dell'Oratorio, intende far luce sulla connessione intercorrente tra le vicende delle singole unità edilizie e le trasformazioni dello spazio urbano. Le case appartenenti alla chiesa di S. Maria in Vallicella costituivano un insieme coerente, coinvolto direttamente nelle trasformazioni che portarono, tra 500 e 700, alla riprogettazione integrale dell'area vallicelliana. A causa delle demolizioni effettuate per l'apertura di Corso Vittorio Emanuele (1886) il luogo assunse una nuova definizione spaziale. Se dovessimo visualizzare la scelta settecentesca, immagineremmo le pareti architettoniche che delimitano la piazza staccarsi dal corpo dell'edificio cui appartengono per saldarsi all'involucro architettonico Chiesa Nuova-Oratorio in quanto elementi concepiti unitariamente nel progetto: si poteva parlare quindi di dilatazione dimensionale del monumento. Non avendo saputo l'intervento ottocentesco leggere  la complessità di questo particolare monumento, è come se, concettualmente, ne avesse tagliato via una parte compromettendo i rapporti proporzionali e prospettici dell'intera piazza. Infatti mentre la facciata della chiesa controriformista costituisce il punto di arrivo dell'asse viario della via Larga e viene imposta come riferimento visivo frontale, il prospetto dell'Oratorio, concepito per essere osservato di scorcio, ha perso irrimediabilmente parte della sua qualificazione formale.&lt;br&gt;&lt;br/&gt;Le trasformazioni dell'area vallicelliana dalle origini al primo Seicento a cura di Chiara Centracchio. &lt;br&gt;&lt;br/&gt;Le trasformazioni dell'area vallicelliana dal Seicento al Novecento a cura di Elisa De Rosa.</description>
			<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 15:41:35 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
		</item>
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			<title>Sistemazione della cava dell'Oliviera a Serre di Rapolano per spettacoli all'aperto - Michele Di Matteo</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;Il progetto vuole conservare e rendere accessibili i luoghi dell'attività estrattiva e, senza piegare la cava alla nuova funzione, creare uno spazio per spettacoli all'aperto che tragga il suo fondamento progettuale dalla riproduzione della tipologia di spazi che la cava ha già in sé, come i gradoni e le trincee. Lo studio delle tecniche di escavazione e lavorazione del travertino, il loro effetto sulla struttura dello spazio e l'osservazione dell'uso dei materiali di scarto hanno permesso di trarre dalla cava tutti gli elementi necessari al progetto. La sistemazione procede per operazioni progettuali di taglio e accumulo. Con il taglio si producono il luogo dove la finzione viene messa in scena e le trincee, che per la loro natura di spazi direzionati costituiscono i percorsi del retroscena. Con l'accumulo di blocchi di scarto di grandi dimensioni, come già nelle rampe di cava, si genera la cavea per gli spettatori, i cui ricorsi trasversali e longitudinali sono la memoria degli allineamenti delle bancate abbattute di cui occupano il sedime. Per accumulo è anche generata la rampa di accesso alla scena e al retroscena che mostra la granulometria completa dei prodotti di scarto dell'estrazione. A questi elementi di tipo permanente se ne aggiungono altri di servizio che mantengono il carattere effimero che hanno anche le poche installazioni che sono necessarie nelle cave per svolgere l'attività estrattiva.</description>
			<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 13:49:33 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>Riqualificazione di largo Cairoli a Terni - Alessia Lucchi</title>
			<description>composizione architettonica e urbana&lt;br/&gt;L'area di progetto, situata in un punto di snodo tra il centro medioevale di Terni e la sua espansione otto-novecentesca, rappresenta una cerniera tra due tessuti urbani differenti che l'architettura interpreta con un progetto basato sull'alternarsi di pieni/vuoti e sulla conservazione e rilettura delle stratificazioni storiche.&lt;br/&gt;La collocazione dell'edificio al centro dell'attuale vuoto adibito a parcheggio è il primo e più evidente segno dell'intenzione di ricostruire un frammento di città indispensabile a ridare identità ad un luogo profondamente trasformato dalle demolizioni subite negli anni cinquanta, consente infatti una ridensificazione del tessuto a vari livelli: da quello architettonico, più immediato, a quello urbanistico del moltiplicarsi degli spazi pubblici, delle possibilità di fruizione e degli scorci, che supera gli effettivi contorni del sito.&lt;br/&gt;L'impianto planimetrico dell'edificio, poi, è il risultato della volontà di relazionarne le volumetrie alla scala e alle giaciture del centro storico, e le funzioni ospitate (parcheggi nei due piani interrati, commercio minuto al livello basamentale, spazi destinati ad attività culturali ed alloggi di vario taglio nei tre piani superiori) alla complessità della città contemporanea.&lt;br/&gt;L'altro aspetto essenziale del progetto è costituito dallo studio delle residenze: gli otto alloggi sono ricavati da scavi praticati nel blocco e sono a loro volta scavati da piccoli patii che hanno il duplice scopo di minimizzare le bucature esterne e di prolungare all?esterno gli spazi privati della casa.</description>
			<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 11:53:06 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>Centro polifunzionale di gestione, fruizione e ricerca nell'Oasi naturalistica di Macchiagrande a Fregene - Marco Pantaleoni, Carlo Spaziani</title>
			<description>innovazione tecnologica&lt;br/&gt;Il progetto prevede la realizzazione di un centro visite e un centro ricerche per l'oasi naturalistica di Macchiagrande a Fregene. Gli obiettivi prefissati sono stati la creazione di un polo di riferimento, come sinergia tra le diverse associazioni naturalistiche presenti a livello locale, la ricerca di una caratterizzazione formale per una visibilità dall'alto, dovuta alla presenza di aerei che sorvolano l'oasi, e la volontà di creare un filtro, non un limite, tra l'oasi e il contesto.&lt;br/&gt;Nel posizionamento del progetto è stata presa in considerazione l'esposizione solare controllando l'irraggiamento attraverso diversi sistemi di schermatura, ed ottimizzando il guadagno energetico attraverso un sistema di panelli fotovoltaici e termici posti in copertura.&lt;br/&gt;Inoltre si è prestata particolare attenzione al sistema di ventilazione, privilegiando l'utilizzo di impianti passivi, e al sistema di recupero delle acque meteoriche, integrandolo con una serie di vasche d'acqua che hanno anche la funzione di fitodepurazione.&lt;br/&gt;Dovendoci confrontare con un sito di alto valore naturalistico è stato minimizzato l'utilizzo del cemento armato, preferendo materiali come la terra cruda, il legno ed isolanti di natura vegetale.&lt;br/&gt;Infine si è creata una riconnessione tra il progetto e l'oasi riducendo il vuoto preesistente: si è favorita la ricolonizzazione spontanea tramite l'utilizzo di piantumazioni controllate.</description>
			<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 10:35:54 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
			<category>architettura - v.o.</category>
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			<title>luoghi dove tutto è consentito - laura pujia</title>
			<description>&lt;br/&gt;&amp;quot;Luoghi dove tutto è consentito&amp;quot; è un progetto fotografico di Laura Pujia.&lt;br/&gt;presentato alla prima edizione del concorso Atlanteitaliano 007 rischiopaesaggio, promosso dalla Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea (DARC) e dal MAXXI per&lt;br/&gt;la promozione della fotografia contemporanea in Italia. &lt;br/&gt;Nell'ambito di una realtà complessa come il paesaggio italiano, la serie fotografica presentata (&lt;a href=&amp;quot;http://www.atlanteitaliano007.darc.beniculturali.it/english/premio/dettagli.php?user=316&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; class=&amp;quot;link_esterno&amp;quot;&gt; www.atlanteitaliano007.darc.beniculturali.it/english/premio/dettagli.php?user=316&lt;/a&gt; &lt;br/&gt;) mette a fuoco le criticità dei temi dei paesaggi dell'abbandono e di quelli illegali esaminando due&lt;br/&gt;(s)oggetti passati inosservati per decenni e divenuti oramai&lt;br/&gt;parte integrante di un intero spazio costiero meridionale.&lt;br/&gt;La politica di sviluppo industriale in Italia storicamente&lt;br/&gt;presenta grosse lacune, attualmente disseminate Le foto 1&gt;4&lt;br/&gt;mostrano un emblematico Pontile, materializzazione dello&lt;br/&gt;sperpero di denaro pubblico, degli insuccessi e delle&lt;br/&gt;speculazioni di una politica di sviluppo industriale&lt;br/&gt;italiana. Da astratto e surreale (1 e 2) diviene segno&lt;br/&gt;evidente che completa il paesaggio (dittico 3 e 4) entrando&lt;br/&gt;nell'immaginario collettivo. Le foto 5&gt;8 in maniera&lt;br/&gt;sequenziale dal pontile stesso (5) guardano il secondo&lt;br/&gt;(s)oggetto una grossa cava abusiva di inerti. Il particolare&lt;br/&gt;sito, sottoposto a vincolo paesaggistico, nonostante il&lt;br/&gt;divieto di asportazione, avrebbe continuato l´attività&lt;br/&gt;di estrazione che risulterebbe posta sotto sequestro da due&lt;br/&gt;anni. La storia del nostro territorio nazionale dimostra che&lt;br/&gt;l'abusivismo è una condizione temporanea, che decade nel&lt;br/&gt;momento della sua legalizzazione. Questa relativa&lt;br/&gt;evanescenza rappresenta probabilmente il fattore di rischio&lt;br/&gt;più rivelante per il paesaggio, perché ha costituito e&lt;br/&gt;costituisce il presupposto dello sviluppo senza regole dei&lt;br/&gt;contesti insediativi locali. il progetto di ciascun&lt;br/&gt;partecipante è visitabile nella galleria virtuale on line:&lt;a href=&amp;quot;http://www.atlanteitaliano007.darc.beniculturali.it/italiano/premio/galleria.php&amp;quot; target=&amp;quot;_blank&amp;quot; class=&amp;quot;link_esterno&amp;quot;&gt; www.atlanteitaliano007.darc.beniculturali.it/italiano/premio/galleria.php&lt;/a&gt;</description>
			<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 11:58:17 GMT</pubDate>
			<author>ROMA TRE Facolta' di Architettura</author>
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